Approfondimenti

Dott.ssa Erika Rossi
22 novembre 2017
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Buongiorno! 😊

Oggi parliamo di H2O, cioè di acqua.

Per la mia esperienza con i pazienti nella top ten delle abitudini più difficili da cambiare si classifica l’aumentare l’assunzione di acqua giornaliera. In generale c’è molta resistenza a controllare quanta acqua si assume, perché non si pensa all’acqua come a qualcosa di importante, e scarsa disponibilità ad incrementare l’acqua bevuta, di nuovo perché non la si considera importante o perché l’aumento della diuresi può creare disagio.

Ebbene, per chi non lo sapesse, l’acqua non è da sottovalutare, tutt’altro!

Prima di tutto perché l’acqua è il principale componente dell’organismo, rappresenta circa il 55% del peso corporeo della donna, circa il 60% di quello dell’uomo e fino al 75% del peso corporeo di un neonato.

E cosa ce ne facciamo di tutta quest’acqua? Penseranno alcuni. Nell’organismo umano l’acqua è:

  • indispensabile per la maggior parte delle reazioni metaboliche
  • essenziale per la regolazione della temperatura corporea
  • necessaria per l’eliminazione (principalmente attraverso le urine) di numerosi metaboliti e tossine
  • imprescindibile per la digestione, l’assorbimento e l’utilizzazione dei nutrienti
  • irrinunciabile per proteggere e lubrificare le articolazioni e gli organi e per mantenere elastiche e compatte cute e mucose.

A volte, tuttavia, conoscere i benefici non è sufficiente. Vediamo allora: cosa succede se ci ostiniamo a bere in quantità non sufficiente a coprire le perdite?

Ci disidratiamo e già perdendo acqua pari all’1-2% del peso corporeo la termoregolazione e il volume plasmatico, e quindi le nostre capacità fisiche, ne risentono.

Una perdita di acqua pari a circa il 3-9% del peso corporeo diminuisce la capacità di concentrarsi, causa stordimento, cefalea, parlare confuso, irritabilità, insonnia, aumento della temperatura corporea e della frequenza respiratoria.

Supponiamo di pesare 70 Kg, il 3% del peso corrisponde a 2,1 litri di acqua. Vi sembra difficile perdere 2 litri di liquidi? Considerate che il volume medio delle urine negli adulti è in genere di 1-2 litri, a cui sommare i liquidi persi con le feci, con la sudorazione, con la respirazione.

Insomma essere disidratati è facile. Ancora più facile all’aumentare dell’età quando la sete diminuisce.

Quindi quanto dobbiamo bere? Il fabbisogno minimo di acqua per un individuo si definisce come la quantità d’acqua che garantisce l’equilibrio con le perdite, previene gli effetti negativi della disidratazione (in termini di alterazioni metaboliche e funzionali) e allo stesso tempo garantisce l’eliminazione del carico renale dei soluti. I LARN indicano come assunzione adeguata per l’uomo 2,5 litri al giorno e per la donna 2 litri (con incrementi in gravidanza e allattamento).

Come possiamo ricordarci di bere? Mettendo in bella vista l’acqua e il bicchiere o utilizzando una borraccia o una bottiglia propria e contando quante volte la riempiamo. 2 litri di acqua equivalgono a 4 bottigliette da mezzo litro: posso utilizzare lo smartphone affinché mi ricordi ogni ora di bere mezza bottiglietta e il gioco è fatto!

Non aspettiamo di avere sete per bere!

 

 

Bibliografia: SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana. LARN – Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana. IV revisione. Milano, 2014.


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Buongiorno! 🙂

Oggi parliamo di: quali caratteristiche deve avere un piano alimentare per farci perdere peso?

Ricordo un concetto che avevo già trattato: il peso è il risultato di un bilancio. Quindi affinché il peso diminuisca, devo creare un bilancio energetico negativo: le calorie assunte devono essere inferiori rispetto a quelle consumate. Ad esempio, se scopro che consumo circa 2500 Kcal al giorno, introducendo con l’alimentazione 2000 Kcal al giorno, otterrò un deficit energetico di 500 Kcal al giorno. Se questo rimane costante nel tempo, inizierò a perdere peso.

Quindi un piano alimentare per farci perdere peso deve essere ipocalorico, cioè deve fornirci meno calorie di quelle che si suppone noi giornalmente consumiamo.

Ecco l’unica caratteristica che deve avere un piano alimentare per farci perdere peso. Davvero.

Se io scopro che mangiando circa 2300 Kcal il mio peso si mantiene costante, significa che giornalmente io consumo circa 2300 Kcal.  Supponiamo che io voglia dimagrire, allora cercherò di mangiare meno di 2300 Kcal al giorno, per creare un bilancio energetico negativo.  Se poi aumenterò anche il dispendio energetico aumentando l’attività fisica, tanto, tanto, tanto meglio.

Comunque, supponiamo che io decida per perdere peso di scendere da 2300 Kcal consumate al giorno a 1800 Kcal. Queste 1800 Kcal da dove devono provenire per farmi perdere peso? Ai fini delle calorie, non fa differenza. Posso mangiare ogni giorno solo 700 g di pane bianco e acqua, oppure solo mezzo chilo di pasta scondita, oppure solo 1,4 Kg di carne di manzo, oppure solo 470 g di parmigiano, oppure solo 300 g di cioccolato fondente. Sul serio. Avrò sempre assunto circa 1800 Kcal.

Daltronde se aspettiamo un pagamento di 1800€, per noi la provenienza dei soldi non farà differenza: chi ci paga può avere quei 1800€ perché ha lavorato e risparmiato, perché ha ricevuto un’eredità, perché ha vinto al lotto…

Tuttavia è auspicabile che il desiderio di perdere peso sia la conseguenza del desiderio di migliorare la propria salute o almeno che io desideri perdere peso senza danneggiare la mia salute (perché è possibile anche questo. In tutti i 5 esempi estremi su riportati danneggerei la mia salute, pur perdendo peso). Allora, sì, il piano alimentare deve avere tante altre caratteristiche per farmi perdere peso e migliorare la mia salute: la giusta composizione in macro e micro nutrienti, la giusta scelta degli alimenti. Questioni complesse e sempre oggetto di nuovi studi scientifici.

Quindi scegliete bene la persona a cui vi affidate per perdere peso, sappiate che rischiate di peggiorare la vostra salute, che non esistono magie o scorciatoie, e sappiate che c’è un unico corso di laurea che per tre anni insegna come creare un piano di trattamento alimentare per ogni esigenza: il corso di laurea in Dietistica.

 


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Buongiorno! 🙂

In molti dei pazienti che si rivolgono a me emerge un rapporto col cibo distorto, a volte sono i pazienti stessi a dichiararlo, altre volte il problema si manifesta durante la raccolta della storia alimentare e dietetica, già al primo incontro.

Oggi, allora, parliamo di rapporto col cibo e abbiamo la fortuna di parlarne con la psicologa-psicoterapeuta dottoressa Monia Torletta.

“Come mai alcune persone non hanno un buon rapporto col cibo?”

Nella mia esperienza clinica ho riscontrato spesso che le persone che hanno un difficile rapporto con il cibo hanno imparato ad esprimere attraverso esso un disagio e un malessere di natura relazionale. Spesso nella loro infanzia non si sono sentite accolte, riconosciute ed amate, per come avrebbero voluto, da figure affettivamente significative come i genitori o altri adulti di riferimento. Per alcuni di loro il cibo è uno strumento con cui gestire il loro dolore relazionale e le relative ansie e preoccupazioni, per altri un modo per provare a recuperare quel senso di valore personale e di amabilità che sentono di non avere.

“Come si possono superare queste difficoltà?”

Un’esperienza psicoterapeutica può aiutare queste persone a comprendere e rielaborare la loro esperienza relazionale precoce e a lavorare sul senso di disistima e di disvalore personale in modo tale che comincino a considerare loro stesse e gli altri in modo diverso e a costruire relazioni significative più soddisfacenti.

“Grazie per la tua chiarezza, Monia. Vuoi dirci qualcosa di più sul tuo percorso di formazione?”

Dopo la maturità classica ho deciso di dedicarmi alla psicologia che è sempre stato un mio grande interesse e per questo mi sono laureata in Psicologia Clinica all’Università di Firenze con la tesi “Effetti psicologici della sterilità sulla coppia e il ruolo dell’intervento psicologico”. Successivamente ho conseguito la specializzazione in Psicoterapia Costruttivista Ermeneutica presso il Cesipc di Firenze. Nel periodo post-lauream sono venuta a conoscenza dell’approccio costruttivista e mi sono resa conto immediatamente che quello era il tipo di formazione adatta a me perché incarnava la mia idea di lavoro clinico. Alcuni degli aspetti in cui credo di più della mia teoria di riferimento sono la comprensione del paziente e il riconoscimento della sua soggettività. Nel lavoro psicoterapeutico cerchiamo di capire il significato che per i nostri pazienti hanno le loro esperienze relazionali e partiamo dal presupposto che ogni persona attribuisca ad esse un senso del tutto personale. È molto più utile per noi provare a capire perché per quel paziente è importante comportarsi in un certo modo nella relazione con gli altri piuttosto che fare una diagnosi psichiatrica dicendo che il paziente soffre per es. di un disturbo d’ansia o di depressione.

La dottoressa Torletta esercita la libera professione a Firenze (in via Cavour, 64) e da quest’anno anche a Prato (in Viale Montegrappa, 28). Se desiderate contattarla, i suoi recapiti sono: cellulare: 338-2999174; mail: info@moniatorletta.it


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Buon pomeriggio! 🙂

Oggi parliamo di quali sono le premesse perché un percorso di perdita di peso abbia un buon esito.

Mi sono imbattuta in questo pensiero che vi riporto:

“La volontà si rapporta alla chiara conoscenza del fine, all’onesta decisione e a un certo allenamento. Fintanto che un uomo cade nell’errore di credere che ogni tentativo per giungere a una determinata meta è destinato a priori a fallire, non potrà mai compiere alcunché di buono per sé: anche solo per il fatto che non smentisce volentieri se stesso.” *

Dunque,

  1. chiara conoscenza del fine;
  2. onesta decisione;
  3. certo allenamento.

Declinando queste indicazioni in relazione al percorso di cambiamento dello stile di vita, risulta quindi fondamentale che si abbia chiaro il proprio fine: pesare 70 Kg? Perdere 5 Kg? Avere una circonferenza vita inferiore? Migliorare i valori delle analisi sanguigne? Tornare ad indossare i jeans di 10 anni fa? Etc. etc. Vale anche la pena di domandarsi perché abbiamo proprio questo obiettivo.

Dopodiché si deve decidere con onestà di iniziare un percorso, che certo richiederà impegno. Decidere con onestà significa che si immagina che ci saranno dei cambiamenti da fare e che si è pronti ad impegnarsi per farli, senza scuse.

A questo proposito, ecco una lista degli alibi più frequenti: ho un peso eccessivo per colpa…

  • della genetica: non mangio niente eppure ingrasso;
  • di motivi psicologici: sono costretto a mangiare a mezzanotte, altrimenti non mi addormenterò mai;
  • di questioni sociali: in casa non cucino io e non posso decidere, oppure il lavoro mi costringe alla sedentarietà e a un’alimentazione scorretta.

C’è del vero, visto che l’obesità è definita come una patologia ad eziologia multifattoriale, quindi il patrimonio genetico del soggetto, la psicologia dell’individuo, la società in cui il malato vive sono tutte possibili cause dell’obesità. Ma non possiamo scordarci che le nostre decisioni contano e possiamo allenare la nostra volontà.

Infatti, il terzo punto è proprio un certo allenamento. Come ci si allena per raggiungere un risultato sportivo? Con costanza, regolarità e tanto impegno. Allo stesso modo ci si allena per conseguire un risultato in termini di cambiamento dello stile di vita.

Queste sono le premesse perché la volontà ci sostenga in tutto il percorso di cambiamento e anche dopo.

Ricordatevi comunque che non siete soli e il professionista, medico o dietista, che avete scelto per  guidarvi nel percorso, vi aiuterà.

 

 

* Frankl V.E., Logoterapia e analisi esistenziale, Morcelliana, Brescia 2005.


Dott.ssa Erika Rossi
27 settembre 2017
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Buongiorno! 🙂

Oggi… diamo i numeri! 😉

Parliamo di IMC o BMI e classificazione del peso. IMC e BMI sono due acronimi delle stesse parole in due lingue diverse, IMC in italiano e BMI in inglese, IMC sta per Indice di Massa Corporea e BMI per Body Mass Index. L’IMC è un numero che permette di classificare il peso; si calcola dividendo il peso espresso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza espressa in metri. Si capisce più facilmente con un esempio:

supponiamo che io pesi 63 Kg e sia alta 1,68 m, il mio IMC sarà pari a 63 Kg : (1,68 m)2 = (63 Kg : 1,68 m) : 1,68 m = 22,32 Kg/m2. Un IMC di 22,32 Kg/m2 corrisponde a un normopeso.

Le classi sono queste:

  • al di sotto di 18,5 Kg/m2 sottopeso,
  • normopeso tra 18,5 Kg/m2 e 24,9 Kg/m2,
  • sovrappeso tra 25 Kg/m2 e 29,9 Kg/m2
  • da 30 Kg/m2 in poi inizia l’obesità.

Capita che arrivino in studio delle persone che si definiscono grasse, possono essere maschi o femmine, ragazzi, giovani o adulti. Lasciamo perdere tutte le riflessioni sociali, psicologiche, linguistiche che potremmo fare e fermiamoci ai fatti, ai numeri. Spesso queste persone hanno un peso corrispondente alla fascia del normopeso, come nell’esempio sopra. Normopeso significa un peso normale, cioè regolare, non patologico.

Se rientrate in questa fascia, non avete bisogno di perdere peso. Potrete desiderare essere più tonici, allora vi serve lo sport. Potrete saggiamente desiderare un’alimentazione più sana, allora, sì, vi serve un dietista. Ma non avete bisogno di perdere peso. I numeri dicono questo.

Quando le persone apprendono che il loro peso è un normopeso, hanno in genere sul momento due reazioni:

  • sollievo: almeno i numeri non mi condannano!
  • dubbio: e allora perché io continuo a vedermi grasso/a?

Meditiamo…

Buona giornata! 🙂


Dott.ssa Erika Rossi
6 settembre 2017
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Buongiorno! 🙂

Ormai in molti siamo rientrati dalle ferie, portando con noi tanti buoni propositi. Tra i più gettonati ci sono: iscriversi in palestra e iniziare una dieta (per mia fortuna! 😉 ).

Quando chiedo ai pazienti qual è il loro obiettivo venendo da me, spesso rispondono in termini di peso: “Vorrei perdere almeno 10 Kg!” oppure “Vorrei tornare a pesare quanto pesavo da giovane: 70 Kg”.

Ma quando è che la bilancia mi mostra un peso inferiore al precedente (facendomi, di solito, esultare)?

Quando è cambiata la mia composizione corporea. Noi, infatti, potremmo considerarci composti di

  • Acqua (60% del peso corporeo di un modello di riferimento);
  • massa proteica (cioè la più popolare massa magra, 15% del peso corporeo);
  • massa minerale (principalmente le ossa, 5% del peso corporeo)
  • massa grassa (19% del peso corporeo, ovviamente del modello di riferimento).

Dunque io peso di meno se diminuiscono:

  • i liquidi
  • la massa magra
  • la massa grassa
  • i minerali (tessuto osseo)

Va da sé che, se sono sovrappeso, io desideri perdere peso solo a seguito della diminuzione della massa grassa. Quindi devo fare attenzione a non esultare quando la bilancia mi mostra un peso minore se non sono sicuro che la diminuzione sia dovuta alla perdita di massa grassa.

Dunque esprimiamo un desiderio, ma con accortezza: pesare di meno, sì, ma grazie alla perdita di massa grassa! 😉


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Buongiorno! 🙂

È giunta l’ora delle tanto agognate vacanze.

Alcuni andranno al mare, altri in montagna, altri in crociera, altri ancora in viaggio, alcuni rimarranno a godersi in tranquillità la propria casa e la città un po’ meno caotica.

Che possiamo dire di vacanze e alimentazione? In vacanza si ingrassa? In vacanza si dimagrisce? Sicuramente saranno state fatte delle statistiche. Nel mio studio si alternano pazienti preoccupati perché durante le vacanze hanno sempre preso peso (“Che vuole, almeno 3 Kg! In 15 giorni steso sul lettino da mattino a sera!”) a pazienti sicuri che a settembre porteranno un ottimo risultato in termini di dimagrimento (“Al mare sono sempre dimagrito, mi toglie l’appetito. E poi nuotare, camminare sulla spiaggia… In 15 giorni di solito ho sempre perso sui 3 Kg!”).

Vacanza deriva dal verbo latino vacare: essere libero, stare in ozio, essere libero per.

Allora durante queste vacanze, stacchiamo la mente il più possibile dagli affanni quotidiani, riposiamo e cerchiamo di stare un po’ bene con noi. Abbiamo del tempo libero per prenderci cura di noi. Che lusso!

Assaggiamo (masticando con calma) le pietanze nuove che troviamo nel luogo dove siamo, e ascoltiamoci: appena siamo sazi, giù la forchetta! Quando siamo oberati dal cibo, non stiamo bene.

Stiamo sdraiati sul lettino, e ascoltiamoci: sentiamo che i nostri muscoli provati da un inverno di scarso utilizzo, sono contenti di camminare, correre, ballare, nuotare, senza strafare rischiando di infortunarsi.

Condividiamo i pasti con la nostra famiglia, finalmente potremo stare insieme colazione, pranzo e cena. Spengiamo la TV e ascoltiamoci.

Recuperiamo le ore di sonno della cui mancanza ci siamo tanto lamentati durante l’inverno.

Insomma, attività fisica piacevole e regolare, mangiare con moderazione solo quando si ha fame, convivialità e riposo. E torneremo carichi e non di Kg in più! 😉


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Buon giorno! 😊

Oggi parliamo di carboidrati.

Discorsi in palestra (di uomini):

– Devo assolutamente perdere 10 Kg!

– Eh, anch’io vorrei buttare giù un po’ di pancia…

– Eliminerò del tutto i carboidrati!

– Certo! Sono quelli che fanno ingrassare.

La settimana dopo (non sto ad ascoltare i discorsi altrui, ma potrete immaginare il volume della voce di due uomini in palestra, almeno nella mia):

– Allora?

– Eh, sono già più sgonfio. Ho eliminato la pasta e la pizza. Ora mangio solo riso bianco e petto di pollo.

“Sai che gioia!”, ho pensato io. 🙄

Laboratorio di educazione alimentare a bambini dai 7 ai 15 anni.

– Secondo voi, bambini, ci sono dei cibi che fanno male?

Risponde una bambina di 10 anni:

– I carboidrati!

– 😯 E cosa sono? In quali cibi si trovano?

Silenzio in stanza.

Questa introduzione per far capire che c’è un problema di conoscenza.

I carboidrati sono un gruppo eterogeneo di molecole, dalla formula generale Cn(H2O)n (per questo carbo- = C, -idrati = H2O).

Forse i carboidrati più conosciuti sono il fruttosio (un monosaccaride presente nella frutta e non solo), il lattosio (un disaccaride presente in latte e derivati freschi), il saccarosio (il comune zucchero, un disaccaride), l’amido (un polisaccaride presente in tutti i cereali e loro derivati, nelle patate, nei legumi, nelle castagne…), i polisaccaridi non amidacei che compongono la fibra.

Quindi per eliminare tutti i carboidrati dalla dieta (ed è una cosa da non fare) dovrei eliminare un sacco di cose.

Caro amico della palestra, il riso contiene carboidrati, eccome: 100 g di riso brillato crudo contengono 87,6 g di carboidrati.

Vediamo qualche dato nutrizionale a confronto (per 100 g di parte edibile, a crudo):

Alimento Carboidrati Proteine Lipidi Kcal
Pasta di semola 82,8 10,8 0,3 356
Pane 60,3 8,9 0,6 267
Fagioli secchi 51,7 23,6 2,5 311
Patate 18,0 2,1 1 85
Mela fresca sbucciata 13,7 0,3 0,1 53
Latte parzialmente scremato 5 3,5 1,5 46
Bieta 2,8 1,3 0,1 17
Mozzarella di vacca 0,7 18,7 19,5 253
Petto di pollo 0 23,3 0,8 100
Merluzzo fresco 0 17,0 0,3 71

Quindi i carboidrati sono un macronutriente presente nella maggioranza degli alimenti, anche perché sono pochissimi gli alimenti composti da un solo nutriente: gli olii vegetali sono solo lipidi e lo zucchero e il miele sono solo carboidrati.

Se elimino dalla mia dieta la pasta, sto eliminando un po’ di carboidrati, un po’ di proteine e un po’ di lipidi, ma non sto eliminando tutti i carboidrati dalla mia dieta (per fortuna).

  • Allora se eliminiamo pasta e pane perché perdiamo peso?

Se eliminiamo qualsiasi cosa dalla dieta e tutto il resto rimane invariato perdiamo peso, perché creiamo un deficit calorico.

  • Ma i carboidrati hanno più calorie!

Falso. 1 g di carboidrati ha meno di 4 Kcal, 1 g di proteine ha 4 Kcal, 1 grammo di lipidi ha 9 Kcal, 1 g di etanolo (che non è un nutriente) ha 7 Kcal.

Quindi se l’amico della palestra avesse eliminato birre e cocktail e mantenuto il resto invariato avrebbe perso peso.

  • Ma le calorie dei carboidrati sono più… insidiose!

Falso. In realtà sono i condimenti che accompagnano la pasta come sughi elaborati, panna, burro, formaggi o le aggiunte agli ingredienti base (acqua, farina, lievito) del pane come pane all’olio, pan carré, pane con i semi che aggiungono calorie a cui magari non prestiamo attenzione.

  • Allora possiamo mangiare alimenti contenenti carboidrati senza limiti?

Falso. Non esiste niente che possiamo mangiare senza limiti. Ricordiamocelo sempre: est modus in rebus. Neppure la verdura possiamo mangiarla senza limiti.

Se vogliamo perdere peso, dobbiamo creare un bilancio energetico negativo aumentando le uscite (più attività fisica) e riducendo le entrate (meno cibo). Se riusciamo a mantenere una dieta varia, dove tutto è permesso nelle giuste quantità, abbiamo fatto centro! 😉


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Buon giorno! 🙂

Oggi parliamo di chi dice sempre sì. Ho osservato che molti dei miei pazienti con problemi di eccesso ponderale, in particolare le donne, ma in ambiti diversi anche gli uomini, sono persone generose e altruiste. Sempre disponibili ad aiutare. Sempre.

Succede, così, che il tempo che possono destinare a prendersi cura di sé svanisca tra il prendersi cura della madre sempre, anche quando potrebbero farlo i fratelli, il rassettare la casa, cucinare per i figli e il marito, badare ai nipotini, aiutare un amico, fare parte del lavoro del collega, non riuscire a non fare straordinari etc. etc.

Tutte attività fatte con piacere, anzi con amore, ma che in alcuni casi possono essere delegate. Est modus in rebus. C’è una misura nelle cose, anche nella disponibilità.

Quando si prende la decisione di iniziare un percorso di cambiamento di stile di vita, si è già iniziato a capire che è importante trovare del tempo per sé: per cucinare, fare attività fisica, rilassarsi.

Questo vuol dire che si dovranno trascurare gli affetti? Assolutamente no!

Ricordiamoci che se non troviamo il tempo di portare l’auto a fare il tagliando, questa avrà vita breve. Investire su di noi è un modo per rimanere con i nostri cari più a lungo. Oltre al fatto che alcune incombenze possono essere semplicemente delegate (per favore, puoi sparecchiare tu stasera e io ne approfitto per fare mezz’ora di cyclette?) o incastrate meglio nelle nostre giornate (certo mamma che andrò in banca per te, lo farò domani mattina quando avevo già in programma di andarci anche per me).

È utile riservarsi dei tempi precisi che siano assolutamente tabù, dei tempi solo per noi. Un giardino segreto di tempo per noi. Inviolabile. Cinque minuti al giorno? Un giorno alla settimana? Ognuno decida secondo quello che sente. Ricordate: dire no a una richiesta a volte è positivo, anzi doveroso! 😉


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Buon giorno! 🙂

Parliamo del nostro desiderio di avere la botte piena e la moglie ubriaca, nel senso del nostro desiderio di conseguire vantaggi tra loro contrastanti.

Alcune persone si rivolgono a me spiegandomi che vogliono perdere peso, in genere circa 10 Kg. Parliamo insieme per un po’, ed emerge che:

  1. Non hanno l’intenzione di aumentare l’attività fisica («Non ho proprio tempo, neanche di salire le scale al posto di prendere l’ascensore!»)
  2. Non hanno l’intenzione di cambiare l’alimentazione («Quello che mangio va bene, non capisco perché stia prendendo peso! Non posso rinunciare a niente di quanto mangio, è già così poco!»)

😯

Il nostro peso è il risultato di un bilancio tra l’energia introdotta e l’energia consumata.

Se vogliamo diminuire il nostro peso dobbiamo cercare un bilancio negativo (uno dei pochi casi in cui un bilancio negativo sia gradito! 😉 ): dobbiamo mangiare meno calorie di quelle che il nostro corpo consuma. Quindi: ridurre le calorie introdotte o aumentare quelle consumate, meglio entrambe le strategie contemporaneamente.

Ogni persona è diversa da un’altra, quindi la strada per creare questo bilancio energetico negativo varierà da persona a persona. Sicuramente, andranno modificate le abitudini che ci stanno facendo prendere peso, magari un’abitudine alla volta.

L’aiuto per farlo verrà dal professionista a cui vi siete rivolti, che farà il possibile per rendere il percorso gratificante, chiaro e percorribile.

Ma se desideriamo perdere 10 Kg, magari in fretta, senza cambiare niente: continuando a stare seduti per buona parte della giornata e a mangiare tutte le sere dopo cena un barattolo di gelato (giusto per scegliere un esempio più estivo) sdraiati sul divano, forse è il caso di ripensare ai nostri desideri e di farvi ordine. Extra ipercalorici (patatine, gelato, salatini, cioccolatini etc. etc.) abbinati allo spiaggiamento sul divano e decremento ponderale non sono perseguibili insieme. Anche la saggezza popolare ce lo rammenta: non si possono avere la botte piena e la moglie ubriaca!

Anzi, diffidate di chi vi dice il contrario…


Studio

a Prato, nella zona di Paperino,
presso gli Studi Medici della P.A.
Prato Sud
in via Fosso del Masi 110/112

Orari

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lunedì dalle 17 alle 20
mercoledì dalle 14 alle 21
sabato dalle 9 alle 12

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