Attività fisica

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Buongiorno, 🙂

alcuni di voi saranno già in vacanza, altri le staranno sognando. Spero che tra una camminata e una nuotata, vi rimanga del tempo per un po’ di riposo e, perché no, di lettura.

Vi propongo questo agile libro “Scegli di vivere. Cambiamento e gusto della vita” scritto da Simone Olianti. Lascia un senso di piacevolezza e si può interrompere la lettura e poi riprendere senza difficoltà, è molto discorsivo. Non riguarda direttamente l’alimentazione, ma riguarda la vita e quanta parte della vita ruota attorno al mangiare!

Porto alla nostra attenzione uno dei passaggi dove l’autore suggerisce di “Prendere strade nuove. Infatti, se fai le cose come le hai sempre fatte arriverai alle solite conclusioni“.

Faccio un esempio dei non-posso-assolutamente-cambiare-questo che sento più spesso: 😯

  1. Non posso mangiare più lentamente;
  2. Non posso fare attività fisica (attività, non esercizio!);
  3. Non posso mangiare la pizza bevendo acqua:
  4. Se non mangio … (ogni 3 ore, almeno 120 g di pasta…), poi mi sento male/svengo/casco in terra.

Mi fermo qui e vi invito a sfruttare le vacanze per aumentare la fiducia nelle vostre capacità: potete realizzare il cambiamento che desiderate! Provate, buttatevi! Io osservo la fioritura di tanti pazienti ogni settimana e dal mio punto di vista privilegiato incoraggio voi e me: ce la possiamo fare!

Buone vacanze! 😎

 


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Buongiorno,

oggi parliamo con la dottoressa Valeria Galmacci, psicologa psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica.

In particolare, rivolgerò a Valeria domande su argomenti che affronto spesso con i pazienti.

1) LO SPILLUZZICAMENTO, PRINCIPALMENTE AL RITORNO A CASA DOPO IL LAVORO, IN ATTESA DELLA CENA. PUOI SPIEGARCI I MECCANISMI PSICOLOGICI CHE NE SONO ALLA BASE?

Certo. È però necessaria una piccola distinzione tra un comportamento alimentare chiamato “grignotage” e lo spilluzzicare prima dei pasti di cui mi parli.

Il grignotage caratterizza il comportamento alimentare di coloro che mangiano piccoli bocconi di cibo (soprattutto dolci e grassi) durante il corso della giornata in genere masticando lentamente ed apprezzando ciò che si mangia. Non è però il solo piacere del cibo ad essere implicato in questo comportamento ma, in realtà, non è infrequente riscontrare nel cosiddetto “sgranocchiatore” bassi livelli di autostima, sensazioni di malessere o sindromi legate all’umore, seppur di modesta entità.

Lo spilluzzicare prima dei pasti, invece, caratterizza il comportamento di coloro che, in genere al rientro dal lavoro e durante la preparazione dei pasti, tendono ad assaggiare spesso il cibo in cottura o già in tavola quasi avessero sempre fretta. E, in effetti, la capacità di attesa gioca un ruolo importante. Questo comportamento può essere legato a vari fattori tra cui ansia ed insoddisfazione per la giornata trascorsa. Da qui la fretta, appunto, di trovare immediata gratificazione attraverso il cibo.

2) IL MOVIMENTO. MOLTI PAZIENTI SI AUTODEFINISCONO PIGRI, INAMOVIBILI DAL DIVANO. È PROPRIO COSI’? COSA POTREBBE BLOCCARCI?

Le persone si definiscono “pigre” per molte ragioni. Vediamone alcune.

– innanzitutto, perché dietro questa auto definizione c’è spesso un vantaggio di tipo protettivo: se io comunico ai miei conoscenti, alla mia dietista o alla mia psicologa di essere una persona pigra metto, per così dire, le “mani avanti” rispetto agli obiettivi che loro (o io stesso) possono aspettarsi da me in termini di dimagrimento. In qualche modo “avviso” che sono fatto così dando per scontato che non possa esserci alternativa. Molte persone annuiscono coscienziosamente quando vengono loro spiegati i benefici dell’attività fisica spesso pensando che sarà impossibile ritagliarsi qualche minuto di camminata e raccontandosi che, in fondo, basterà regolarsi solo sul cibo.

– un’altra ragione per cui tendiamo ad impigrirci è che lo stile di vita che viviamo in questo periodo storico rende tutto troppo a portata di mano. Ciò che ci serve è ottenibile con un click sul computer o con una telefonata al call center del nostro canale di vendita preferito. Manca, quindi, la necessità di alzarsi dal divano o di uscire di casa e questo, unito alla stanchezza legata ad i ritmi lavorativi, sicuramente non aiuta.

– la poca conoscenza di sé: purtroppo molti di noi non conoscono come funziona il proprio corpo e come reagisce al movimento. Molti non hanno provato la sensazione di benessere psico/fisico che segue anche una semplice attività motoria e non sanno che l’attività fisica può alleviare lo stato di stress, non solo aiutarci a dimagrire.

In quasi dieci anni di conferenze, gruppi psico-educativi e colloqui individuali sul tema della Fame Emotiva ho conosciuto persone inizialmente definitesi “pigre” svegliarsi magicamente dal loro tranquillo letargo e provare piacere nello scoprirsi diversi da come immaginavano ovvero, molto più ATTIVI di quanto pensassero.

Cosa ci blocca quindi? La paura di non farcela, la fatica di cambiare il nostro stile di vita, la difficoltà nel pensare al movimento come a qualcosa che potrebbe anche piacerci; questo, ovviamente, finché non iniziamo!

3) INFINE, I PAZIENTI SPESSO MI CHIEDONO COME PARLARE CON TE POTREBBE AIUTARLI, VISTO CHE LORO “SI CONOSCONO GIÀ BENE” E SANNO “QUALI SONO I LORO ERRORI”. PUOI FARCI UN ESEMPIO?

Tante persone ancora si sorprendono quando spiego loro lo stretto legame che esiste tra emozioni e cibo. Molti non conoscono bene gli stati d’animo e le emozioni che li spingono a mangiare e non comprendono come un breve e mirato percorso psicologico possa essere loro di aiuto.

La parola chiave di tale percorso è “consapevolezza”. È importante che una persona diventi davvero esperta di sé per essere capace di fare cambiamenti duraturi. Molti pensano di conoscersi bene e si stupiscono quando non dimagriscono più, non riescono più a limitare gli eccessi, o quando tornano alle vecchie abitudini alimentari riacquistando il peso perduto.

In questi casi c’è da chiedersi: ma se la teoria sulle sane e buone abitudini alimentari la conosciamo tutti così bene, perché è tanto difficile metterla in pratica? Un aiuto psicologico serve a chiarire i meccanismi, spesso inconsapevoli, che sono alla base delle nostre abitudini alimentari disfunzionali ed a ridurre, quindi, la distanza tra la “teoria” che tutti conoscono e la “pratica” che pochi mettono in atto.

Le resistenze ad effettuare un ciclo di incontri Psico-Nutrizionali nascono nel momento in cui si pensa al colloquio con lo psicologo con la paura di avere qualcosa che “non va” invece che con la sana curiosità di conoscere come si funziona davvero!

Consiglio ormai da anni ad ogni persona che intenda iniziare un percorso di dimagrimento di integrare, agli incontri con la dietista, anche quelli con una psicologa esperta in Psico-Nutrizione. Questo percorso parallelo (che può consistere anche di pochi incontri) è molto utile per conoscere le ragioni, spesso di natura emotiva, che hanno condotto ad un sovrappeso e per comprendere cosa, nel proprio attuale stile di vita, renda più faticoso approcciarsi al cibo in modo corretto, sano e sereno.

Ringrazio la dottoressa Galmacci per le sue risposte e perché collabora con me anche offrendo ad ogni mio paziente due preziose consulenze psicologiche su tematiche nutrizionali gratuite che contribuiscono al successo del percorso di cambiamento dello stile di vita.


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Buongiorno, 🙂

spesso quando chiedo ai pazienti se c’è qualche sport che a loro piacerebbe praticare, c’è un po’ di pregiudizio, perché si pensa sempre alla palestra, intesa come sala attrezzi o ad alcuni corsi specifici, oppure al nuoto. E non è detto che palestra o nuoto possano, ovviamente, incontrare le preferenze di tutti. In realtà, ci sono molte più possibilità di fare sport di quante se ne immagino. Avete mai pensato… al golf? 💡

Alcuni giorni fa ho avuto il piacere di conoscere Elisa, che ha rinverdito ed integrato le mie conoscenze sul golf che risalivano, ahimè, al cartone animato Tutti in campo con Lotti!

Quindi oggi parliamo di golf con Elisa che gestisce, insieme al marito, il Golf Club di Quarrata. Poche brevi domande che credo i profani di questo sport come me si pongono.

Prima domanda: il golf è uno sport da… vecchi?

Dipende cosa si intende “per vecchi”.

In effetti è uno sport che può essere praticato anche in età avanzata, ma in realtà piace molto anche ai giovani e giovanissimi, basti pensare che nel nostro circolo è presente un nutrito club dei giovani (circa 25 bambini under 12) che viene avvicinato a questo sport attraverso esercizi ludici di gruppo.

Il golf è uno sport che ha tanti benefici psico-fisici: tiene in forma, distrae dallo stress e soprattutto diverte stando in compagnia e all’aria aperta.

Seconda domanda: il golf è uno sport da uomini?

Storicamente il golf è un’attività riservata ai “gentiluomini”.

In realtà oggi è uno sport molto praticato anche dalle donne. Il nostro circolo, ad esempio, organizza ogni anno, attività specifiche per le signore, un campionato sociale lady e non solo… il professionista che insegna da noi è una donna… la maestra Anna Ravinetto!

Terza domanda: il golf è uno sport costoso?

Il nostro motto è “GOLF QUARRATA, IL GOLF PER TUTTI!” ed è veramente così: per tutti, per tutte le età e per tutte le tasche.

Realtà come la nostra, vere e proprie scuole di golf, permettono a chi ha voglia di mettersi in gioco di avvicinarsi al golf a prezzi ragionevoli e competitivi.

Per iniziare serve solo abbigliamento sportivo (nessun tipo di attrezzatura perché inizialmente la prestiamo noi), curiosità e voglia di divertirsi!

Ultima domanda: quali sono, secondo la tua esperienza, le caratteristiche più belle e distintive del gioco del golf?

Una delle caratteristiche più belle del golf è, secondo me, la capacità unica di conciliare uno sport individuale alla vita di circolo.

Puoi allenarti da solo o in compagnia, puoi gareggiare come singolo o in squadra, puoi essere bravo o meno esperto, ma comunque giocare insieme.

La cosa unica è vedere intere famiglie, dai genitori, ai figli più piccoli, ritagliarsi del tempo tutti insieme, come sempre più difficilmente accade oggi.

 

Quindi riassumendo: il golf è uno sport che può essere praticato da chiunque a qualsiasi età, unisce le caratteristiche di uno sport individuale al senso di squadra degli sport in gruppo, è economico, può essere praticato insieme da tutta la famiglia… non ci resta che provare! 😎

Qui trovate tutte le informazioni sul Golf Club di Quarrata: www.golfquarrata.it

Inoltre, tutti i miei pazienti avranno l’opportunità di avere tre lezioni gratuite!!!


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Ricorre oggi la Giornata Mondiale del Rene.

Quante pubblicità vediamo di prodotti o diete detox? La migliore azione detox che possiate fare è prendervi cura dei vostri reni! Come?

Ecco 8 regole dal sito World Kidney Day liberamente, sinteticamente tradotte e commentate da me:

  1. Mantieniti in forma e attivo. Dobbiamo scriverlo di nuovo? Muoversi fa bene ad ogni parte di noi: corpo, comprensivo di tutti gli organi, e quindi anche dei reni, e mente.
  2. Controlla regolarmente la tua glicemia (il diabete danneggia i reni)
  3. Controlla la tua pressione arteriosa: molti quando pensano alle conseguenze negative dell’ipertensione pensano ad ictus o ad infarti, ma l’ipertensione danneggia anche i reni!
  4. Mangia in modo salutare e monitora il tuo peso: sei sul sito giusto! 😉 In particolare ricordati di controllare l’assunzione di sale (massimo 6 g al giorno)
  5. Bevi quotidianamente la giusta quantità di liquidi: è importante per permettere al rene di eliminare l’urea e altri prodotti di scarto del nostro metabolismo. Quanta acqua? Dipende dal sesso, dall’età, dal clima, dall’attività fisica, da se siamo in gravidanza o se stiamo allattando… Comunque almeno 1,5 – 2 litri.
  6. Non fumare
  7. Non abusare di farmaci. Attenzione soprattutto ai farmaci che non hanno bisogno di richiesta medica, per i quali la percezione dei possibili effetti avversi è più bassa.
  8. Controlla la tua funzionalità renale se hai uno dei seguenti fattori di rischio: diabete, ipertensione, obesità, un tuo genitore ha una malattia renale, sei di origine africane, asiatiche o aborigene.

8 Golden Rules


Dott.ssa Erika Rossi
20 febbraio 2019
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Buongiorno!

Eccoci arrivati alla fine di febbraio. Possiamo lanciarci in un primo bilancio: a che punto siamo con la realizzazione dei buoni propositi che avevamo formulato per il 2019?

Approfondiamo i buoni propositi relativi all’attività fisica, parlandone con un esperto: Jacopo Massaro Dottore Magistrale in Scienze e Tecniche dello Sport presso l’Università degli Studi dell’Aquila, preparatore atletico e personal trainer.

Jacopo, nel caso ancora non avessimo iniziato a svolgere un’attività fisica, come puoi motivarci a farla? Perché muoversi è importante?

Mia madre ha quasi 65 anni e, a differenza di mio padre, è una persona molto attiva: in base al periodo dell’anno e alle condizioni meteorologiche sceglie se andare in piscina a nuotare, in bicicletta, a farsi una corsetta oppure in palestra.

Quali sono le sue motivazioni? Sicuramente voglia di vedersi meglio nello specchio nonostante l’avanzare dell’età; la necessità di evadere dalla routine giornaliera che la costringe a stare in ufficio 8 ore al giorno a cui si collega il bisogno di contrastare la vita eccessivamente sedentaria della nostra epoca e che, purtroppo, andrà sempre più affermandosi.

Alle motivazioni sopra citate possiamo aggiungere che, non nel caso di mia madre, molte persone considerano i ritagli di tempo dedicati all’attività fisica come dei veri e propri momenti di aggregazione: vedo spesso gruppi di runners di ogni età e anche al calare del sole correre sul lungo Bisenzio con le torcine di segnalazione. Sono occasioni per fare nuove conoscenze e stare in compagnia, il che ha, al di la dell’aspetto motorio, una grande rilevanza sul benessere psicofisico.

Scegliete, inoltre, un’attività oppure un gruppo di attività che vi siano di gradimento: perché devo correre/camminare se non mi piace, perché soffrire?

Quanto detto può essere adattato ad ogni età e ad ogni condizione di allenamento ma, senza ombra di dubbi, la decisione di intraprendere un nuovo percorso, seguito o no da un professionista, in solitudine come piace a mia madre oppure in compagnia come preferisco io, deve partire da NOI: siamo noi in primis a doverci alzare dal computer e lasciare lo smartphone a casa, senza vergognarci o preoccuparci dei giudizi degli altri.

L’esercizio fisico ha un profondo effetto sull’espressione di una parte sostanziale del nostro genoma. L’inattività fisica sta diventando un importante problema di salute pubblica in tutto il mondo e l’esercizio fisico, sicuramente non può invertire il processo di invecchiamento, ma attenua i suoi effetti deleteri sistemici e cellulari.

(Garatachea et al. “Exercise Attenuates the Major Hallmarks of Aging” REJUVENATION RESEARCH, Volume 18, Number 1, 2015.)

Una domanda che mi pongono spesso i pazienti è: «Ho deciso, andrò a camminare. Quanto devo camminare?». Tu cosa risponderesti?

Ritengo che il camminare sia troppo spesso sopravvalutato. Spesso ci si sofferma sul QUANTO, senza considerare il COME: camminare 2 ore ad una frequenza cardiaca inferiore ai 135 bpm (battiti per minuto) ha una influenza relativamente bassa sul sistema cardio vascolare e sul consumo di calorie. Tuttavia, all’università ci facevano anche notare che camminare a 6 km/h ha un consumo calorico superiore al correre alla stessa velocità. Cosa significa? Va bene camminare, va bene farlo in compagnia, tuttavia sarebbe l’ideale restringere il margine di tempo, ovvero il volume e concentrarsi sulla velocità, tenendo in considerazione la frequenza cardiaca. Al giorno d’oggi bastano 20€ per acquistare un cardio frequenzimetro più che valido.
Sconsiglio vivamente di camminare sull’asfalto ma preferire sentieri sterrati, di campagna e di collina, che abbiano anche variazioni di pendenza. Sul Google store c’è una bellissima app, Ranger View, nella quale sono segnati tutti i sentieri d’Europa, proprio come Google Map per le strade. Valutate quindi il soft trekking come valida alternativa alla semplice camminata.

Un suggerimento che mi piace dare è: non fossilizzatevi su una sola opzione ma costruitevi un menù di possibilità, proprio come mia madre che, se il tempo è bello prende la bici, se nevica, come spesso accade in Abruzzo in inverno, arriva a piedi in palestra.

Hai detto “Andare a piedi”?

Già… in aggiunta a tutti i discorsi sull’attività fisica, dobbiamo valutare seriamente l’idea di muoverci più spesso, quando è possibile, usando le nostre gambe: portare due buste della spesa (equamente distribuite) per 2, 3 piani di scale coinvolge una gran parte della muscolatura degli arti inferiori e della schiena, apportando un beneficio posturale.

Un’altra domanda gettonatissima dai miei pazienti riguarda la famigerata pancia. Ci sono esercizi che puoi consigliarci per tonificare l’addome?

Nel mondo del fitness si dice: “gli addominali si fanno a tavola”. La “pancia” altro non è che un deposito di adipe situato davanti la parete addominale. Tuttavia, in aggiunta ad una dieta equilibrata un ottimo esercizio per migliorare la core-stability è il plank nelle sue mille variazioni che lavorano sui muscoli trasverso, trasverso profondo, obliqui e obliqui profondi. Nell’ultimo periodo si prediligono gli esercizi in trattenuta piuttosto che quelli classici come il crunch, il sit up etc. Un esercizio abbastanza difficile, ma che tanto mi piace, è il get up.

Ragionando oltre la settorializzazione per favorire una riduzione dell’adipe sottocutaneo sono consigliabili esercizi full body, ovvero che coinvolgano grandi porzioni della nostra muscolatura, possibilmente a corpo libero (che è diverso da peso del corpo), prediligendo esercizi come kettlebell, bilancieri, manubri ed evitando, quando possibile, macchinari isotonici.

Una metodologia che adotto nel 90% dei casi sono i circuiti che prevedano in sequenza:

– 1 esercizio per l’upper-body (es. press con manubri);

– 1 esercizio per la core-stability (es. plank a braccia distese);

– 1 esercizio per gli arti inferiori (es. box squat);

In questa sequenza il sangue si addensa inizialmente sulla muscolatura del distretto toraco-appendicolare per poi essere spinto nella zona addominale ed infine negli arti inferiori. Ne consegue che, oltre al lavoro della muscolatura interessata, vi è anche un importante lavoro del sistema cardio-circolatorio nel muovere il sangue da un distretto all’altro, migliorando quindi l’efficacia del sistema stesso e con un po’ di tempo anche dell’efficienza.

Jacopo, ti ringrazio per le tue risposte chiare e precise. Puoi indicarci come contattarti per poter avere maggiori informazioni o per prenotare un appuntamento con te?

Quanto detto è frutto dell’esperienza che ho maturato e dagli studi che ho effettuato e che, tutt’oggi, porto avanti spingo dalla “motivazione” di voler scoprire e sperimentare cose nuove e confermare quanto già si ha.
Potete contattarmi sulla mia pagina FB privata Jacopo Massaro, quella ufficiale Jacopo Massaro Persona Trainer oppure su WePersonal Trainer. Inoltre sono attivo anche su Instagram e Google Business.


Dott.ssa Erika Rossi
20 dicembre 2018
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Buongiorno! 🙂

Meno di una settimana ci separa dal Natale e dal… pranzo di Natale! Quindi oggi parliamo di… quante calorie assumeremo col solo pranzo di Natale? Ne abbiamo un’idea?

Faccio l’esempio di un menu medio, non troppo abbondante, né frugale:

  • Antipasto: 3 crostini con paté di fegatini e 2 – 3 fette di prosciutto crudo con una fetta piccola di pane (30g);
  • Primo piatto: un piatto (80g) di pasta al ragù di carne;
  • Secondo piatto: arista 5 fette, patate arrosto, piselli e una fetta di pane (50g);
  • Dessert: una fetta di panettone, due datteri e un po’ di frutta secca
  • Bibite: un bicchiere di vino rosso, un bicchiere di spumante e un bicchiere di amaro.

Ecco il conto:

  • Pane per i crostini, col prosciutto, col secondo circa 100g quindi 267 Kcal +
  • Paté di fegato circa 20g quindi 68 Kcal +
  • Prosciutto crudo sgrassato circa 25g quindi 40 Kcal +
  • 80g (a crudo) di pasta hanno circa 285 Kcal +
  • Ragù circa 50g diciamo circa 60 Kcal +
  • Arista 3-5 fette (dipende dallo spessore, olio compreso) circa 260 Kcal +
  • Patate arrosto (una patata media, olio compreso) circa 200 Kcal +
  • 3-4 cucchiai di piselli circa 100 Kcal +
  • Una fetta di panettone (100 g) circa 300 Kcal +
  • 2-3 datteri circa 70 Kcal +
  • Una trentina di pistacchi circa 180 Kcal +
  • 2 bicchieri tra vino e spumante e un bicchierino di amaro circa 240 Kcal

Totale: 2100 Kcal. 😮

Molto dipende dai metodi di cottura, i menu saranno diversi, alcuni di noi mangeranno probabilmente di più, altri (spero i miei pazienti! 😉 ) di meno.

Alcune osservazioni:

  1. È molto frequente che il pranzo di Natale sia carente di verdura e frutta. Potrebbero costituire la vostra cena: un minestrone di verdura e un frutto. 💡
  2. Prosecco, vino, spumante, amaro… e l’acqua? Ricordiamoci di bere acqua, anche a Natale!
  3. Quanto movimento dovremmo fare per consumare almeno metà pranzo (circa 1000 Kcal)?
    1. Giocare a biliardo per circa 5 ore…
    2. Camminare in maniera rilassata (a una velocità di 3 Km/ora) per 4 ore e mezzo: se il pranzo di Natale terminasse alle 16, per le 20.30 saremmo di ritorno!
    3. Giocare a pallavolo per 4 ore: magari aspettiamo Santo Stefano per saltare…
    4. Pulire a fondo casa per 3 ore consecutive, senza pause. Pulire proprio il giorno di Natale, però…
    5. Giocare a tennis per 2 ore. Potremmo coinvolgere anche un altro oberato commensale!
    6. Correre per 1 ora. Si può fare. Magari a digestione conclusa.

In ogni caso, che durante il pranzo di Natale ingurgitiate calorie che potrebbero sostentarvi per tre settimane o che digiuniate, vi porgo i miei auguri di un Natale felice e di un 2019 ricco di salute e sobrietà.

Auguri! 😀


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Buongiorno! 🙂

“Vivere per lavorare o lavorare per vivere…” cantava Lo Stato Sociale a Sanremo qualche mese fa. Questo verso mi è tornato in mente ascoltando l’ondata dei nuovi pazienti che la fine delle vacanze, con tutti i buoni propositi che ne conseguono, ha portato con sé.

Oggi vorrei parlare proprio di come il lavoro che svolgiamo influenzi il nostro modo di mangiare.

Non vi ho mai taciuto che un percorso di cambiamento del peso che abbia successo, cioè alla cui conclusione il peso rimanga stabile, richiede impegno e, quindi, sacrificio. Per tutti, di ogni età, sesso e stato lavorativo.

Alcuni lavori, però, sembra che presentino più difficoltà di altri. Come ripeto sempre ai miei pazienti, però, per tutto c’è un rimedio. Almeno in campo dietetico! 😉

 

Propongo due casi con nomi di fantasia. Il primo è Giuseppe che svolge un lavoro itinerante, che lo costringe a mangiare sempre fuori casa, in zone diverse, il secondo è il caso di Maria che sta quasi tutto il giorno a casa per accudire due bambini piccoli.

Giuseppe lamenta di non avere orari fissi per il pranzo e di non sapere mai dove pranzerà, quindi di non poter organizzare il pasto.

Parlando, scopriamo che, in realtà, esiste la possibilità di organizzare l’agenda in modo che il pranzo sia sempre tra le 13 e le 13.30.

Inoltre, anche non potendo o volendo cucinarsi qualcosa a casa, è sempre possibile fare delle scelte salutari anche pranzando fuori, anzi, ci sono sempre più locali che offrono opzioni salutari. Nel caso di Giuseppe, potrà scegliersi un primo e abbinarci delle verdure, valutando bene la ricchezza del condimento del primo piatto e regolando di conseguenza l’olio che utilizzerà sulle verdure, che chiederà di avere scondite. Concluderà con una coppetta di macedonia o un frutto; se il locale non prevede proprio frutta, Giuseppe avrà sempre con sé un frutto “di emergenza”.

Ciliegina sulla torta, Giuseppe riesce a tornare a casa per le 18.30 massimo e la moglie rincasa circa due ore dopo. Due ore per rilassarsi con l’attività fisica preferita dopo la giornata trascorsa tra auto e riunioni!

💡 Quindi, se il lavoro vi costringe ad essere itineranti, non demordete: potrete non organizzarvi ugualmente bene tutti i giorni, ma la perfezione non è di questo mondo e un buon compromesso è possibile!

 

Maria, invece, ha due figli, una bimba di quattro anni e una di due anni. Il marito per lavoro pranza fuori, mentre cena a casa. La difficoltà che espone Maria è quella di essere tentata dalle leccornie che vede tutto il giorno attorno a sé e che, spesso, spilluzzica.

Prima osservazione: avere bambini piccoli non deve essere un alibi per fare scorte di biscotti, gelati, merendine… Anzi, Maria deve diventare consapevole e orgogliosa del suo importante ruolo di educatrice, anche in ambito alimentare. Quindi, la prima strategia è quella di eliminare le tentazioni.

La seconda è quella di stabilire degli orari e dei luoghi in cui fare uno spuntino programmato: ad esempio, alle 10.30, in cucina, a tavola apparecchiata, seduta, mangerò una fetta di pane con un po’ di olio.

E per l’attività fisica? Dopo pranzo il figlio piccolo dorme per circa due ore, mentre la figlia maggiore è ancora all’asilo. Ecco un buon momento per fare esercizi seguendo applicazioni o video, oppure pedalare un po’ su una cyclette leggendo.

💡 Quindi, passate molta della vostra giornata tra le quattro mura domestiche? Nessun problema! Pianificate gli spuntini e fate scorta soltanto di opzioni alimentari salutari!

 

Questi sono solo due esempi, trattati brevemente. Il messaggio che vorrei che rimanesse è che non c’è nessun lavoro che sia un impedimento insormontabile a uno stile di vita che vi faccia stare meglio. Non dubitatene! 😀


Dott.ssa Erika Rossi
20 dicembre 2017
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Buongiorno! 😊
Oggi parliamo di… coraggio.

Sentiamo una voce autorevole dei primi anni del 1800: “… ci vuole coraggio sia a prevenire l’obesità, sia a guarirne.” *

E leggiamo il vocabolario on line della Treccani alla voce coraggio: “Forza d’animo nel sopportare con serenità e rassegnazione dolori fisici o morali, nell’affrontare con decisione un pericolo, nel dire o fare cosa che importi rischio o sacrificio (…)”.

Non si può negare che intraprendere un percorso di dimagrimento richieda sacrificio. Sono necessari dei cambiamenti nell’alimentazione e nello stile di vita in generale che, almeno all’inizio, richiedono un grande impegno.

Allora qui vorrei lodare il coraggio di tanti miei pazienti, facendo solo alcuni esempi.

Il coraggio di chi:

  • tutte le mattine ha deciso di alzarsi mezz’ora prima per fare esercizio;
  • tutti i giorni cucina innumerevoli piatti diversi, perché non è riuscito a convincere la famiglia a seguirlo nel suo cambiamento o perché i vari membri della famiglia mangiano ad orari diversi;
  • nonostante sia finita una relazione, e si trovi quindi in un periodo emotivamente difficile, è deciso comunque ad impegnarsi per uno stile di vita più sano;
  • è riuscito a dire basta alla mamma che continuava ad offrire cibo in quantità da sfamare un esercito;
  • ha inserito due sere dopo cena una camminata sul tappeto meccanico perché proprio di più al momento non può fare;
  • non si è smarrito durante un buffet, ma è riuscito ad avere consapevolezza delle sue scelte;
  • ha comprato il contapassi e registra fedelmente i progressi;
  • ha imparato a leggere le etichette e a scegliere di conseguenza;
  • vuole migliorare il suo stile alimentare per aiutare i figli a non avere problemi col peso;
  • ogni giorno cucina un piatto diverso, sano e bello, senza cedere mai alla routine;
  • resiste allo spuntino dopo cena sul divano;
  • ha scoperto che andare in bicicletta gli piace e fa bene, anche all’ambiente;
  • si sforza di cucinare ogni giorno, anche se vive da solo;
  • sgarra (ai pazienti piace molto questo termine), ma poi recupera, più determinato di prima;
  • ha iniziato a camminare e ha scoperto che può fare a meno dell’auto quasi sempre;
  • di fronte a un inaspettato problema di salute di un genitore, ha comunque deciso di trovare il tempo e la forza per portare avanti il cambiamento del proprio stile di vita, perché ha acquisito la consapevolezza che solo stando bene potrà aiutare gli altri;
  • trova sempre il modo di fare attività fisica: si è rotto il tapis roulant? Sale le scale 50 volte al giorno! Fa troppo freddo per camminare fuori? Corre in casa!
  • alle cene organizzate in cui ognuno porta qualcosa, è andato controcorrente e ha portato verdura e frutta per tutti.

Davvero, complimenti a tutti voi! E auguri di cuore un Natale ricco di soddisfazione:

buon Natale, pazienti coraggiosi! 😀

 

*Brillat-Savarin J.A., Fisiologia del gusto o meditazioni di gastronomia trascendente, Slow Food Editore, 2008.


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