Lavoro

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Buongiorno,

oggi parliamo con la dottoressa Valeria Galmacci, psicologa psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica.

In particolare, rivolgerò a Valeria domande su argomenti che affronto spesso con i pazienti.

1) LO SPILLUZZICAMENTO, PRINCIPALMENTE AL RITORNO A CASA DOPO IL LAVORO, IN ATTESA DELLA CENA. PUOI SPIEGARCI I MECCANISMI PSICOLOGICI CHE NE SONO ALLA BASE?

Certo. È però necessaria una piccola distinzione tra un comportamento alimentare chiamato “grignotage” e lo spilluzzicare prima dei pasti di cui mi parli.

Il grignotage caratterizza il comportamento alimentare di coloro che mangiano piccoli bocconi di cibo (soprattutto dolci e grassi) durante il corso della giornata in genere masticando lentamente ed apprezzando ciò che si mangia. Non è però il solo piacere del cibo ad essere implicato in questo comportamento ma, in realtà, non è infrequente riscontrare nel cosiddetto “sgranocchiatore” bassi livelli di autostima, sensazioni di malessere o sindromi legate all’umore, seppur di modesta entità.

Lo spilluzzicare prima dei pasti, invece, caratterizza il comportamento di coloro che, in genere al rientro dal lavoro e durante la preparazione dei pasti, tendono ad assaggiare spesso il cibo in cottura o già in tavola quasi avessero sempre fretta. E, in effetti, la capacità di attesa gioca un ruolo importante. Questo comportamento può essere legato a vari fattori tra cui ansia ed insoddisfazione per la giornata trascorsa. Da qui la fretta, appunto, di trovare immediata gratificazione attraverso il cibo.

2) IL MOVIMENTO. MOLTI PAZIENTI SI AUTODEFINISCONO PIGRI, INAMOVIBILI DAL DIVANO. È PROPRIO COSI’? COSA POTREBBE BLOCCARCI?

Le persone si definiscono “pigre” per molte ragioni. Vediamone alcune.

– innanzitutto, perché dietro questa auto definizione c’è spesso un vantaggio di tipo protettivo: se io comunico ai miei conoscenti, alla mia dietista o alla mia psicologa di essere una persona pigra metto, per così dire, le “mani avanti” rispetto agli obiettivi che loro (o io stesso) possono aspettarsi da me in termini di dimagrimento. In qualche modo “avviso” che sono fatto così dando per scontato che non possa esserci alternativa. Molte persone annuiscono coscienziosamente quando vengono loro spiegati i benefici dell’attività fisica spesso pensando che sarà impossibile ritagliarsi qualche minuto di camminata e raccontandosi che, in fondo, basterà regolarsi solo sul cibo.

– un’altra ragione per cui tendiamo ad impigrirci è che lo stile di vita che viviamo in questo periodo storico rende tutto troppo a portata di mano. Ciò che ci serve è ottenibile con un click sul computer o con una telefonata al call center del nostro canale di vendita preferito. Manca, quindi, la necessità di alzarsi dal divano o di uscire di casa e questo, unito alla stanchezza legata ad i ritmi lavorativi, sicuramente non aiuta.

– la poca conoscenza di sé: purtroppo molti di noi non conoscono come funziona il proprio corpo e come reagisce al movimento. Molti non hanno provato la sensazione di benessere psico/fisico che segue anche una semplice attività motoria e non sanno che l’attività fisica può alleviare lo stato di stress, non solo aiutarci a dimagrire.

In quasi dieci anni di conferenze, gruppi psico-educativi e colloqui individuali sul tema della Fame Emotiva ho conosciuto persone inizialmente definitesi “pigre” svegliarsi magicamente dal loro tranquillo letargo e provare piacere nello scoprirsi diversi da come immaginavano ovvero, molto più ATTIVI di quanto pensassero.

Cosa ci blocca quindi? La paura di non farcela, la fatica di cambiare il nostro stile di vita, la difficoltà nel pensare al movimento come a qualcosa che potrebbe anche piacerci; questo, ovviamente, finché non iniziamo!

3) INFINE, I PAZIENTI SPESSO MI CHIEDONO COME PARLARE CON TE POTREBBE AIUTARLI, VISTO CHE LORO “SI CONOSCONO GIÀ BENE” E SANNO “QUALI SONO I LORO ERRORI”. PUOI FARCI UN ESEMPIO?

Tante persone ancora si sorprendono quando spiego loro lo stretto legame che esiste tra emozioni e cibo. Molti non conoscono bene gli stati d’animo e le emozioni che li spingono a mangiare e non comprendono come un breve e mirato percorso psicologico possa essere loro di aiuto.

La parola chiave di tale percorso è “consapevolezza”. È importante che una persona diventi davvero esperta di sé per essere capace di fare cambiamenti duraturi. Molti pensano di conoscersi bene e si stupiscono quando non dimagriscono più, non riescono più a limitare gli eccessi, o quando tornano alle vecchie abitudini alimentari riacquistando il peso perduto.

In questi casi c’è da chiedersi: ma se la teoria sulle sane e buone abitudini alimentari la conosciamo tutti così bene, perché è tanto difficile metterla in pratica? Un aiuto psicologico serve a chiarire i meccanismi, spesso inconsapevoli, che sono alla base delle nostre abitudini alimentari disfunzionali ed a ridurre, quindi, la distanza tra la “teoria” che tutti conoscono e la “pratica” che pochi mettono in atto.

Le resistenze ad effettuare un ciclo di incontri Psico-Nutrizionali nascono nel momento in cui si pensa al colloquio con lo psicologo con la paura di avere qualcosa che “non va” invece che con la sana curiosità di conoscere come si funziona davvero!

Consiglio ormai da anni ad ogni persona che intenda iniziare un percorso di dimagrimento di integrare, agli incontri con la dietista, anche quelli con una psicologa esperta in Psico-Nutrizione. Questo percorso parallelo (che può consistere anche di pochi incontri) è molto utile per conoscere le ragioni, spesso di natura emotiva, che hanno condotto ad un sovrappeso e per comprendere cosa, nel proprio attuale stile di vita, renda più faticoso approcciarsi al cibo in modo corretto, sano e sereno.

Ringrazio la dottoressa Galmacci per le sue risposte e perché collabora con me anche offrendo ad ogni mio paziente due preziose consulenze psicologiche su tematiche nutrizionali gratuite che contribuiscono al successo del percorso di cambiamento dello stile di vita.


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Buongiorno! 🙂

“Vivere per lavorare o lavorare per vivere…” cantava Lo Stato Sociale a Sanremo qualche mese fa. Questo verso mi è tornato in mente ascoltando l’ondata dei nuovi pazienti che la fine delle vacanze, con tutti i buoni propositi che ne conseguono, ha portato con sé.

Oggi vorrei parlare proprio di come il lavoro che svolgiamo influenzi il nostro modo di mangiare.

Non vi ho mai taciuto che un percorso di cambiamento del peso che abbia successo, cioè alla cui conclusione il peso rimanga stabile, richiede impegno e, quindi, sacrificio. Per tutti, di ogni età, sesso e stato lavorativo.

Alcuni lavori, però, sembra che presentino più difficoltà di altri. Come ripeto sempre ai miei pazienti, però, per tutto c’è un rimedio. Almeno in campo dietetico! 😉

 

Propongo due casi con nomi di fantasia. Il primo è Giuseppe che svolge un lavoro itinerante, che lo costringe a mangiare sempre fuori casa, in zone diverse, il secondo è il caso di Maria che sta quasi tutto il giorno a casa per accudire due bambini piccoli.

Giuseppe lamenta di non avere orari fissi per il pranzo e di non sapere mai dove pranzerà, quindi di non poter organizzare il pasto.

Parlando, scopriamo che, in realtà, esiste la possibilità di organizzare l’agenda in modo che il pranzo sia sempre tra le 13 e le 13.30.

Inoltre, anche non potendo o volendo cucinarsi qualcosa a casa, è sempre possibile fare delle scelte salutari anche pranzando fuori, anzi, ci sono sempre più locali che offrono opzioni salutari. Nel caso di Giuseppe, potrà scegliersi un primo e abbinarci delle verdure, valutando bene la ricchezza del condimento del primo piatto e regolando di conseguenza l’olio che utilizzerà sulle verdure, che chiederà di avere scondite. Concluderà con una coppetta di macedonia o un frutto; se il locale non prevede proprio frutta, Giuseppe avrà sempre con sé un frutto “di emergenza”.

Ciliegina sulla torta, Giuseppe riesce a tornare a casa per le 18.30 massimo e la moglie rincasa circa due ore dopo. Due ore per rilassarsi con l’attività fisica preferita dopo la giornata trascorsa tra auto e riunioni!

💡 Quindi, se il lavoro vi costringe ad essere itineranti, non demordete: potrete non organizzarvi ugualmente bene tutti i giorni, ma la perfezione non è di questo mondo e un buon compromesso è possibile!

 

Maria, invece, ha due figli, una bimba di quattro anni e una di due anni. Il marito per lavoro pranza fuori, mentre cena a casa. La difficoltà che espone Maria è quella di essere tentata dalle leccornie che vede tutto il giorno attorno a sé e che, spesso, spilluzzica.

Prima osservazione: avere bambini piccoli non deve essere un alibi per fare scorte di biscotti, gelati, merendine… Anzi, Maria deve diventare consapevole e orgogliosa del suo importante ruolo di educatrice, anche in ambito alimentare. Quindi, la prima strategia è quella di eliminare le tentazioni.

La seconda è quella di stabilire degli orari e dei luoghi in cui fare uno spuntino programmato: ad esempio, alle 10.30, in cucina, a tavola apparecchiata, seduta, mangerò una fetta di pane con un po’ di olio.

E per l’attività fisica? Dopo pranzo il figlio piccolo dorme per circa due ore, mentre la figlia maggiore è ancora all’asilo. Ecco un buon momento per fare esercizi seguendo applicazioni o video, oppure pedalare un po’ su una cyclette leggendo.

💡 Quindi, passate molta della vostra giornata tra le quattro mura domestiche? Nessun problema! Pianificate gli spuntini e fate scorta soltanto di opzioni alimentari salutari!

 

Questi sono solo due esempi, trattati brevemente. Il messaggio che vorrei che rimanesse è che non c’è nessun lavoro che sia un impedimento insormontabile a uno stile di vita che vi faccia stare meglio. Non dubitatene! 😀


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