Peso

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Buongiorno,

è giunto il momento dell’annuale analisi dei risultati, in particolare dei risultati ottenuti dai miei pazienti con la mia guida nel 2018, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018.

Vale la pena dedicare due parole a chi sono io, visto che “gli altri operatori sanitari che si occupano seriamente di questa condizione patologica [obesità], hanno il dovere etico – deontologico di rendere preliminarmente trasparente qualifica e back-ground professionale”.[1] Sono una Dietista (http://www.andid.it/dietista/item/chi-e-il-dietista) e qui https://www.assaporalasalute.it/mi-presento/ trovate notizie precise sulla mia formazione.

Veniamo ai dati.

  1. Chi ha affrontato con me un percorso di modifica dello stile di vita nel 2018?
Sesso Totale
Femmine 71,4%
Maschi 28,6%

 

 Età <18 18-29 30-59 60-74 >74
Totale 3,6% 10,7% 51,2% 31,0% 3,6%

In maggioranza donne (71%), la fascia d’età più rappresentata è quella tra i 30 e i 59 anni di età.

  1. Per quale problematica si sono rivolti a me?
Normopeso Sovrappeso Obesità I grado Obesità II grado Obesità III grado
Totale 17,9% 33,3% 27,4% 14,3% 7,1%

La maggior parte dei pazienti aveva inizialmente un indice di massa corporea (IMC o BMI) (https://www.assaporalasalute.it/il-mio-peso-e-sbagliato/) compreso tra sovrappeso o obesità di primo grado (il 60% in totale). Il 18 %, invece, aveva un peso classificabile come normopeso. La maggioranza dei pazienti desiderava perdere peso.

Plaudo alla lungimiranza di coloro che, avendo visto il loro peso incrementare di 4 o 5 Kg, che nel sentire comune sembrano pochi, hanno deciso di prendere in mano la situazione e tentare di ristabilirsi sul loro peso abituale. Nonostante si sia sempre più assuefatti alla vista di persone affette da problemi di sovrappeso od obesità, non possiamo assolutamente rassegnarci: “Dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolineano che l’86% delle morti e il 75% della spesa sanitaria in Europa e in Italia sono determinate da patologie croniche, che hanno come minimo comune denominatore 4 principali fattori di rischio: fumo, abuso di alcol, scorretta alimentazione e inattività fisica. Queste ultime due condizioni sono alla base dell’allarmante e continuo aumento della prevalenza di sovrappeso e di obesità nelle popolazioni occidentali e in quelle in via di sviluppo, che ha raggiunto le proporzioni di un’inarrestabile epidemia. In Europa il sovrappeso e l’obesità sono responsabili di circa l’80% dei casi di diabete tipo 2, del 55% dei casi di ipertensione arteriosa e del 35% di casi di cardiopatia ischemica; tutto ciò si traduce in 1 milione di morti l’anno e 12 milioni di malati all’anno. La raccomandazione di ridurre il peso corporeo quando elevato è quindi cogente ed è in ultima analisi fondata sull’evidenza della relazione che lega l’obesità a una minore aspettativa di vita.”[2]

Il grassetto è mio. Con un peso che non è il nostro si vivono meno anni e si vivono peggio. Ne vale la pena?

  1. Quali risultati abbiamo ottenuto io e i miei pazienti del 2018?
BMI prima rilevazione Peso medio iniziale (Kg) Peso medio finale (Kg) Differenza %
Normopeso 60,9 59,8 -1,9%
Sovrappeso 71,6 68,1 -4,8%
Obesità I grado 88,2 83,8 -5,0%
Obesità II grado 99,1 92,4 -6,7%
Obesità III grado 115,2 108,0 -6,2%
Totale complessivo 80,8 76,8 -5,0%

Vediamo qual è l’obiettivo di calo ponderale proposto a livello di cure primarie negli Standard Italiani per la Cura dell’Obesità SIO-ADI 2016-2017:

Per un sovrappeso: 5-10% in 6 mesi

Per un’obesità di primo grado: 5-15% in 6-12 mesi

Per obesità di grado superiore: 15-20% in 12 mesi.

“Nei pazienti con una storia pregressa di frequenti insuccessi terapeutici e/o con un livello molto basso di motivazione, il trattamento da proporre è una terapia di mantenimento del peso, in attesa di poterne iniziare uno per il calo ponderale”.[3]

Per il sovrappeso e l’obesità di I grado l’obiettivo è stato raggiunto, per le obesità di grado superiore la percentuale di peso persa è circa del 7% in 6 mesi (non in 12 mesi) e, inoltre, spesso, pazienti con un grado di obesità elevato hanno purtroppo un passato segnato da vari insuccessi terapeutici, quindi già interrompere l’incremento ponderale è una riuscita, perdere più del 6% del peso rafforza la loro autostima ed è da considerarsi un successo.

Controllo numero: 0 1 2 3 4 5 6 8
Concluso 9,4% 15,6% 18,8% 18,8% 9,4% 21,9% 6,3% 0,0%

 

 Mesi dalla prima visita 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Concluso 9% 9% 25% 6% 13% 3% 16% 6% 6% 3% 3%

Per quanto riguarda il tempo impiegato, ci sono due picchi: coloro che hanno concluso il percorso dopo due mesi dalla prima visita, quindi al secondo o al terzo incontro di monitoraggio ed erano coloro che partivano da un normopeso o da un leggero sovrappeso, e coloro che hanno concluso dopo sei mesi dalla prima visita al quinto incontro di monitoraggio.

Come vedete, quindi, ci sono risultati ottimi, raggiunti in tempi accettabili, seguendo regimi dietetici ispirati ai principi tradizionali della Dieta Mediterranea.

“Va da sé che il riferimento alle Linee Guida per una Sana Alimentazione, presenti nel nostro Paese, come in tutti i Paesi con un Sistema Sanitario avanzato, ed ispirate ai principi tradizionali della Dieta Mediterranea, rappresenta un indispensabile e non eludibile punto di riferimento. Altri tipi di formulazioni dietetiche, talora esasperate, come: dieta ipoglucidica (ipo/normo-calorica), ipolipidica (ipo/normocalorica), iperproteica etc. vanno considerate con legittimo scetticismo clinico in quanto capaci di agire sulla perdita di peso (ma non specificamente la perdita di grasso corporeo) nel breve periodo di inizio della dieta (in genere le prime 4 settimane) ma sono di scarsa efficacia (se si considera la esclusiva perdita di tessuto adiposo) e dubbia sicurezza sia a breve che a lungo termine.”[4]

  1. Tutti i pazienti sono riusciti a concludere il percorso?
 Fase del percorso Totale
Concluso 38,1%
In corso 27,4%
Ritirato 34,5%

 

 Fase del percorso in rapporto all’età <18 18-29 30-59 60-74 >74 Totale
Concluso 3,1% 15,6% 31,3% 43,8% 6,3% 100,0%
In corso 4,3% 13,0% 56,5% 21,7% 4,3% 100,0%
Ritirato 3,4% 3,4% 69,0% 24,1% 0,0% 100,0%

No, circa il 34% dei pazienti ha interrotto il percorso. Di questi la maggioranza, il 69%, aveva un’età compresa tra i 30 e i 59 anni. Per percorso interrotto intendo che un paziente ha annullato l’appuntamento concordato senza prenotarne uno nuovo, quindi è mancato un incontro conclusivo in cui evidenziare quali azioni da lui compiute sono risultate efficaci nel cambiare gli eventi della propria vita, nello specifico il suo stile motorio e alimentare, e in cui interpretare i possibili insuccessi per trasformarli in momenti di apprendimento. Presumibilmente questi pazienti riacquisteranno il peso perduto.

La maggioranza dei pazienti che nel 2018 sono arrivati a concludere il percorso aveva un’età compresa tra i 60 e i 74 anni. Possiamo tentare una spiegazione del perché? “I candidati alla perdita di peso sono coloro che decidono di perdere peso per motivi precisi, non stanno vivendo eventi particolarmente stressanti, non hanno patologie mediche o psichiatriche che possano in qualche modo impedire una perdita di peso, che desiderano dedicare il tempo necessario al cambiamento del loro stile di vita.”[5]

Ho evidenziato in grassetto due requisiti che molto spesso mancano nella fascia di età dai 30 ai 59 anni: conciliare lavoro, famiglia (con figli piccoli e magari genitori da accudire), relazioni sociali spesso risulta essere stressante e assorbire tutto il tempo della giornata e credo che questo sia il motivo principale della maggiore percentuale di pazienti ritirati in quella fascia di età.

  1. Al di là del sacrificio, qual è stato il costo economico del perdere peso scegliendo me come Dietista?

Tirando brutalmente le somme degli ultimi due anni (2017 e 2018) in totale i miei pazienti hanno perso 398,2 Kg in 316 incontri di monitoraggio, quindi perdere 1 Kg, considerando anche la prima visita di valutazione nutrizionale e la seconda di spiegazione del piano nutrizionale, è costato ai miei pazienti 32€.

Non penso si possa attribuire un valore alla salute, ma se si potesse, sarebbe senz’altro molto superiore.

Concludendo: sapete chi sono, come lavoro e quali sono i risultati. Non vi rimane che prenotare un appuntamento! 😉

 

 

 

Note:

[1] Standard Italiani per la Cura dell’Obesità SIO-ADI 2016-2017, pag.13

[2] Ibidem, pag.11

[3] Ibidem, pag. 270

[4] Ibidem, pag. 54

[5] Ibidem, pag.74


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Ricorre oggi la Giornata Mondiale del Rene.

Quante pubblicità vediamo di prodotti o diete detox? La migliore azione detox che possiate fare è prendervi cura dei vostri reni! Come?

Ecco 8 regole dal sito World Kidney Day liberamente, sinteticamente tradotte e commentate da me:

  1. Mantieniti in forma e attivo. Dobbiamo scriverlo di nuovo? Muoversi fa bene ad ogni parte di noi: corpo, comprensivo di tutti gli organi, e quindi anche dei reni, e mente.
  2. Controlla regolarmente la tua glicemia (il diabete danneggia i reni)
  3. Controlla la tua pressione arteriosa: molti quando pensano alle conseguenze negative dell’ipertensione pensano ad ictus o ad infarti, ma l’ipertensione danneggia anche i reni!
  4. Mangia in modo salutare e monitora il tuo peso: sei sul sito giusto! 😉 In particolare ricordati di controllare l’assunzione di sale (massimo 6 g al giorno)
  5. Bevi quotidianamente la giusta quantità di liquidi: è importante per permettere al rene di eliminare l’urea e altri prodotti di scarto del nostro metabolismo. Quanta acqua? Dipende dal sesso, dall’età, dal clima, dall’attività fisica, da se siamo in gravidanza o se stiamo allattando… Comunque almeno 1,5 – 2 litri.
  6. Non fumare
  7. Non abusare di farmaci. Attenzione soprattutto ai farmaci che non hanno bisogno di richiesta medica, per i quali la percezione dei possibili effetti avversi è più bassa.
  8. Controlla la tua funzionalità renale se hai uno dei seguenti fattori di rischio: diabete, ipertensione, obesità, un tuo genitore ha una malattia renale, sei di origine africane, asiatiche o aborigene.

8 Golden Rules


Dott.ssa Erika Rossi
20 febbraio 2018
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Buongiorno! 🙂

Oggi vorrei parlarvi di risultati.

Credo che sia evidente un po’ a tutti come pullulino intorno a noi persone che si sentono in grado di “dare una dieta” a chicchessia. Per non parlare di tutto ciò che si può trovare sul web o anche sulla carta stampata.

Per fortuna, poi ci sono anche figure professionali formate per questo, cioè seguire un paziente in un percorso dietetico, e autorizzate dalla legge a farlo. Io rientro in questo piccolo (rispetto al precedente gruppo citato) insieme.

Un’informazione che a me piacerebbe avere quando devo scegliere di rivolgermi ad un professionista è questa: ma che risultati ottiene di solito col suo intervento?

Ci tengo, quindi, che le persone che sceglieranno di diventare miei pazienti nel 2018 siano a conoscenza dei risultati da me ottenuti nel 2017.

Iniziamo a dare i numeri!

Chi erano i nuovi pazienti del 2017?

Totale pazienti
Media Min Max
Età 45,52 12,00 75,00
Altezza (m) 1,64 1,48 1,82
Peso iniziale (kg) 81,61 59,90 112,00
Circonferenza vita iniziale (cm) 95,88 68,00 127,00
BMI iniziale (kg/m2) 30,39 22,30 44,50

Erano pazienti in media di circa 45 anni e mezzo, alti in media 1,64 m e con un peso iniziale medio di circa 82 Kg, corrispondente a un indice di massa corporeo medio di circa 30 Kg/m2.

L’indice di massa corporea (vedi anche il post https://www.assaporalasalute.it/il-mio-peso-e-sbagliato/ del 27 settembre scorso) è un numero che permette di classificare il peso; si calcola dividendo il peso espresso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza espressa in metri. In media i pazienti che si sono presentati da me l’anno scorso avevano un peso corrispondente ad un’obesità di primo grado.

Non tutti i pazienti hanno ancora concluso il percorso, dipende da quando hanno iniziato e da qual era l’obiettivo concordato insieme. Considerando i pazienti che hanno iniziato il percorso nel 2017 e che a dicembre 2017 avevano concluso il percorso o lo avevano iniziato da almeno due mesi, cosa possiamo dire di loro?

Che in media hanno 47 anni, sono alti 1,64 m e quando hanno iniziato il percorso pesavano in media 84Kg con un indice di massa corporea corrispondente ad un’obesità di primo grado.

Pazienti che hanno concluso il percorso nel 2017 o sono pazienti da almeno 2 mesi
Media Min Max
Età 46,97 17,00 75,00
Altezza (m) 1,64 1,48 1,79
Peso iniziale (kg) 84,32 59,90 112,00
Circonferenza vita (CV) iniziale (cm) 97,76 68,00 118,00
BMI iniziale (kg/m2) 31,50 23,11 44,46
Peso finale (kg) 79,28 59,20 110,00
Circonferenza vita finale (cm) 94,34 68,00 114,00
BMI finale (Kg/m2) 29,52 22,02 39,68
Differenza % Peso -6,23% -15,93% 1,29%
Differenza % CV -3,62% -13,71% 1,49%

E alla fine del 2017? Pesavano il 6% in meno e non rientravano più nella fascia dell’obesità, in media.

Addentriamoci un po’ nelle differenze. Ovviamente un paziente lievemente sovrappeso avrà necessità di un decremento ponderale inferiore a un paziente con un peso classificabile nella fascia dell’obesità.

BMI prima rilevazione Peso medio 1° rilevazione BMI medio 1° rilevazione Peso medio ultimo controllo BMI medio ultimo controllo Tempo medio prima – ultima visita (mesi) Differenza % Peso media
normopeso 66,77 23,76 63,93 22,84 3,00 -3,81%
sovrappeso 73,00 27,39 69,36 26,01 3,75 -4,98%
obesità I grado 86,27 32,34 80,22 30,03 4,54 -7,10%
obesità II grado 97,53 36,10 91,26 33,79 3,29 -6,41%
obesità III grado 109,60 44,46 97,80 39,68 3,00 -10,77%
Totale 84,32 31,50 79,28 29,52 3,94 -6,23%

Considerando i vari gradi di obesità:

  • i pazienti con obesità di primo grado, in media, dopo 5 mesi hanno perso il 7% del peso iniziale,
  • quelli con obesità di secondo grado dopo 3 mesi hanno perso il 6% del peso iniziale,
  • quelli con obesità di terzo grado dopo 3 mesi hanno perso l’11% del peso iniziale.

Gli Standard italiani per la Cura dell’Obesità 2016-2017 raccomandano:

“L’intervento di correzione dell’obesità, in assenza di altre specifiche indicazioni terapeutiche, deve mirare alla riduzione di circa il 10 per cento del peso iniziale, soprattutto nel caso di obesità di I o II grado, o di franco sovrappeso, in un tempo ragionevole, da 4 a sei mesi. Solo in caso di Obesità di III grado la necessità della riduzione di peso iniziale risulta essere superiore a questa quota convenzionale del 10 per cento, obiettivo che, tuttavia, resta difficile da conservare nel lungo termine. In sostanza è stato possibile osservare che la stabile perdita del 10 per cento del peso corporeo iniziale, ottenuta con perdita prevalente di tessuto adiposo, è adeguata a correggere la componente morbigena dovuta alla eccessiva adiposità.” (Pag. 45)

Quindi i miei risultati del 2017 sono in linea con quanto raccomandato dalla Società Italiana dell’Obesità (SIO) e dall’Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica.

Ci sarebbe molto ancora da scrivere, ma ringrazio chi ha avuto la pazienza di arrivare fino a qua. Vorrei concludere con un altro sguardo ai pazienti.

I buoni risultati non li fa il dietista, li fanno il dietista e il paziente insieme. E io sono davvero grata ai pazienti che ho conosciuto nel 2017: motivati ad assaporare di nuovo la salute e splendide persone.

Grazie per il percorso che abbiamo condiviso o stiamo ancora condividendo! 😀

 


Dott.ssa Erika Rossi
27 settembre 2017
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Buongiorno! 🙂

Oggi… diamo i numeri! 😉

Parliamo di IMC o BMI e classificazione del peso. IMC e BMI sono due acronimi delle stesse parole in due lingue diverse, IMC in italiano e BMI in inglese, IMC sta per Indice di Massa Corporea e BMI per Body Mass Index. L’IMC è un numero che permette di classificare il peso; si calcola dividendo il peso espresso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza espressa in metri. Si capisce più facilmente con un esempio:

supponiamo che io pesi 63 Kg e sia alta 1,68 m, il mio IMC sarà pari a 63 Kg : (1,68 m)2 = (63 Kg : 1,68 m) : 1,68 m = 22,32 Kg/m2. Un IMC di 22,32 Kg/m2 corrisponde a un normopeso.

Le classi sono queste:

  • al di sotto di 18,5 Kg/m2 sottopeso,
  • normopeso tra 18,5 Kg/m2 e 24,9 Kg/m2,
  • sovrappeso tra 25 Kg/m2 e 29,9 Kg/m2
  • da 30 Kg/m2 in poi inizia l’obesità.

Capita che arrivino in studio delle persone che si definiscono grasse, possono essere maschi o femmine, ragazzi, giovani o adulti. Lasciamo perdere tutte le riflessioni sociali, psicologiche, linguistiche che potremmo fare e fermiamoci ai fatti, ai numeri. Spesso queste persone hanno un peso corrispondente alla fascia del normopeso, come nell’esempio sopra. Normopeso significa un peso normale, cioè regolare, non patologico.

Se rientrate in questa fascia, non avete bisogno di perdere peso. Potrete desiderare essere più tonici, allora vi serve lo sport. Potrete saggiamente desiderare un’alimentazione più sana, allora, sì, vi serve un dietista. Ma non avete bisogno di perdere peso. I numeri dicono questo.

Quando le persone apprendono che il loro peso è un normopeso, hanno in genere sul momento due reazioni:

  • sollievo: almeno i numeri non mi condannano!
  • dubbio: e allora perché io continuo a vedermi grasso/a?

Meditiamo…

Buona giornata! 🙂


Dott.ssa Erika Rossi
6 settembre 2017
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Buongiorno! 🙂

Ormai in molti siamo rientrati dalle ferie, portando con noi tanti buoni propositi. Tra i più gettonati ci sono: iscriversi in palestra e iniziare una dieta (per mia fortuna! 😉 ).

Quando chiedo ai pazienti qual è il loro obiettivo venendo da me, spesso rispondono in termini di peso: “Vorrei perdere almeno 10 Kg!” oppure “Vorrei tornare a pesare quanto pesavo da giovane: 70 Kg”.

Ma quando è che la bilancia mi mostra un peso inferiore al precedente (facendomi, di solito, esultare)?

Quando è cambiata la mia composizione corporea. Noi, infatti, potremmo considerarci composti di

  • Acqua (60% del peso corporeo di un modello di riferimento);
  • massa proteica (cioè la più popolare massa magra, 15% del peso corporeo);
  • massa minerale (principalmente le ossa, 5% del peso corporeo)
  • massa grassa (19% del peso corporeo, ovviamente del modello di riferimento).

Dunque io peso di meno se diminuiscono:

  • i liquidi
  • la massa magra
  • la massa grassa
  • i minerali (tessuto osseo)

Va da sé che, se sono sovrappeso, io desideri perdere peso solo a seguito della diminuzione della massa grassa. Quindi devo fare attenzione a non esultare quando la bilancia mi mostra un peso minore se non sono sicuro che la diminuzione sia dovuta alla perdita di massa grassa.

Dunque esprimiamo un desiderio, ma con accortezza: pesare di meno, sì, ma grazie alla perdita di massa grassa! 😉


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Buongiorno! 🙂

È giunta l’ora delle tanto agognate vacanze.

Alcuni andranno al mare, altri in montagna, altri in crociera, altri ancora in viaggio, alcuni rimarranno a godersi in tranquillità la propria casa e la città un po’ meno caotica.

Che possiamo dire di vacanze e alimentazione? In vacanza si ingrassa? In vacanza si dimagrisce? Sicuramente saranno state fatte delle statistiche. Nel mio studio si alternano pazienti preoccupati perché durante le vacanze hanno sempre preso peso (“Che vuole, almeno 3 Kg! In 15 giorni steso sul lettino da mattino a sera!”) a pazienti sicuri che a settembre porteranno un ottimo risultato in termini di dimagrimento (“Al mare sono sempre dimagrito, mi toglie l’appetito. E poi nuotare, camminare sulla spiaggia… In 15 giorni di solito ho sempre perso sui 3 Kg!”).

Vacanza deriva dal verbo latino vacare: essere libero, stare in ozio, essere libero per.

Allora durante queste vacanze, stacchiamo la mente il più possibile dagli affanni quotidiani, riposiamo e cerchiamo di stare un po’ bene con noi. Abbiamo del tempo libero per prenderci cura di noi. Che lusso!

Assaggiamo (masticando con calma) le pietanze nuove che troviamo nel luogo dove siamo, e ascoltiamoci: appena siamo sazi, giù la forchetta! Quando siamo oberati dal cibo, non stiamo bene.

Stiamo sdraiati sul lettino, e ascoltiamoci: sentiamo che i nostri muscoli provati da un inverno di scarso utilizzo, sono contenti di camminare, correre, ballare, nuotare, senza strafare rischiando di infortunarsi.

Condividiamo i pasti con la nostra famiglia, finalmente potremo stare insieme colazione, pranzo e cena. Spengiamo la TV e ascoltiamoci.

Recuperiamo le ore di sonno della cui mancanza ci siamo tanto lamentati durante l’inverno.

Insomma, attività fisica piacevole e regolare, mangiare con moderazione solo quando si ha fame, convivialità e riposo. E torneremo carichi e non di Kg in più! 😉


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Buon giorno! 🙂

Parliamo del nostro desiderio di avere la botte piena e la moglie ubriaca, nel senso del nostro desiderio di conseguire vantaggi tra loro contrastanti.

Alcune persone si rivolgono a me spiegandomi che vogliono perdere peso, in genere circa 10 Kg. Parliamo insieme per un po’, ed emerge che:

  1. Non hanno l’intenzione di aumentare l’attività fisica («Non ho proprio tempo, neanche di salire le scale al posto di prendere l’ascensore!»)
  2. Non hanno l’intenzione di cambiare l’alimentazione («Quello che mangio va bene, non capisco perché stia prendendo peso! Non posso rinunciare a niente di quanto mangio, è già così poco!»)

😯

Il nostro peso è il risultato di un bilancio tra l’energia introdotta e l’energia consumata.

Se vogliamo diminuire il nostro peso dobbiamo cercare un bilancio negativo (uno dei pochi casi in cui un bilancio negativo sia gradito! 😉 ): dobbiamo mangiare meno calorie di quelle che il nostro corpo consuma. Quindi: ridurre le calorie introdotte o aumentare quelle consumate, meglio entrambe le strategie contemporaneamente.

Ogni persona è diversa da un’altra, quindi la strada per creare questo bilancio energetico negativo varierà da persona a persona. Sicuramente, andranno modificate le abitudini che ci stanno facendo prendere peso, magari un’abitudine alla volta.

L’aiuto per farlo verrà dal professionista a cui vi siete rivolti, che farà il possibile per rendere il percorso gratificante, chiaro e percorribile.

Ma se desideriamo perdere 10 Kg, magari in fretta, senza cambiare niente: continuando a stare seduti per buona parte della giornata e a mangiare tutte le sere dopo cena un barattolo di gelato (giusto per scegliere un esempio più estivo) sdraiati sul divano, forse è il caso di ripensare ai nostri desideri e di farvi ordine. Extra ipercalorici (patatine, gelato, salatini, cioccolatini etc. etc.) abbinati allo spiaggiamento sul divano e decremento ponderale non sono perseguibili insieme. Anche la saggezza popolare ce lo rammenta: non si possono avere la botte piena e la moglie ubriaca!

Anzi, diffidate di chi vi dice il contrario…


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Buongiorno! 🙂

Oggi parliamo di sgarrare. Sgarrare etimologicamente significa sviarsi, sbagliare; in particolare i pazienti impegnati in un percorso di dimagrimento lo utilizzano per sottolineare che sono venuti meno a un impegno commettendo un errore in ciò che hanno mangiato:

«Dottoressa, glielo devo dire: ho sgarrato! 😢 ».

Per schematizzare potremmo distinguere tra uno sgarro che riguardi la quantità (mangiare di più) o la qualità (mangiare qualcosa di non previsto nel piano).

Prima di tutto una premessa: avere consapevolezza che si è avuta una difficoltà è una buona cosa, essere mortificati, nel senso di rattristarci rimproverandoci e facendoci provare vergogna, non è una buona cosa. Quindi non parliamo di sgarro che porta già un po’ con sé l’idea della mortificazione. Parliamo di variante imprevista.

Se abbiamo variato le quantità, il risultato dipende dalla frequenza e dall’importanza della variazione (il 10% in più? O il doppio?). L’importante è ricordarsi che il peso è il risultato di un bilancio tra entrate (quello che mangiamo) e uscite (quello che consumiamo col metabolismo basale e l’attività fisica): se una volta abbiamo aumentato le entrate, aumenteremo anche l’attività fisica e non ci sarà nessun problema.

Se abbiamo variato la qualità: ben venga! Probabilmente abbiamo introdotto un alimento che nel piano alimentare non era stato specificato, ma che può benissimo starci. Ricordiamoci che non esistono cibi buoni e cibi cattivi: tutto è buono nella giusta misura, est modus in rebus!

È importante essere consapevoli e attenti verso ciò che mangiamo, e né troppo indulgenti, né troppo intransigenti.

E ricordatevi che lo specialista (medico o dietista) a cui vi siete rivolti è lì per aiutarvi, parlategli sempre delle vostre difficoltà, non fatevi prendere dallo scoraggiamento e dalla tentazione di abbandonare il percorso intrapreso: la soluzione è a portata di mano! 😀


Dott.ssa Erika Rossi
20 febbraio 2017
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Buon lunedì! 😊

Parliamo di peso. La prima definizione che troviamo sui dizionari è quella che deriva dalla Fisica: il peso è una forza il cui modulo si calcola moltiplicando la massa del corpo per l’accelerazione di gravità (quindi sulla luna pesiamo di meno). Io vorrei che pensassimo al peso come ad una nostra caratteristica: abbiamo i capelli lisci, castani, gli occhi verdi, siamo alti x centimetri e pesiamo y chilogrammi. Il peso è una caratteristica che possiamo cambiare. Ma è una nostra caratteristica: noi non siamo il nostro peso! Quindi sia che decidiamo di cambiare peso per un nostro desiderio, sia che dobbiamo farlo per seguire un consiglio medico, rivolgiamoci ad un Dietista e affrontiamo l’impegno con responsabilità, diligenza, ma anche con leggerezza. E se non ci riusciamo, possiamo sempre aspettare le prima colonie sulla luna!

Buona settimana a tutti! 😊

 


Studio

A Prato, nella zona di Paperino,
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Prato Sud
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