Stile di vita

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Buongiorno, 🙂

alcuni di voi saranno già in vacanza, altri le staranno sognando. Spero che tra una camminata e una nuotata, vi rimanga del tempo per un po’ di riposo e, perché no, di lettura.

Vi propongo questo agile libro “Scegli di vivere. Cambiamento e gusto della vita” scritto da Simone Olianti. Lascia un senso di piacevolezza e si può interrompere la lettura e poi riprendere senza difficoltà, è molto discorsivo. Non riguarda direttamente l’alimentazione, ma riguarda la vita e quanta parte della vita ruota attorno al mangiare!

Porto alla nostra attenzione uno dei passaggi dove l’autore suggerisce di “Prendere strade nuove. Infatti, se fai le cose come le hai sempre fatte arriverai alle solite conclusioni“.

Faccio un esempio dei non-posso-assolutamente-cambiare-questo che sento più spesso: 😯

  1. Non posso mangiare più lentamente;
  2. Non posso fare attività fisica (attività, non esercizio!);
  3. Non posso mangiare la pizza bevendo acqua:
  4. Se non mangio … (ogni 3 ore, almeno 120 g di pasta…), poi mi sento male/svengo/casco in terra.

Mi fermo qui e vi invito a sfruttare le vacanze per aumentare la fiducia nelle vostre capacità: potete realizzare il cambiamento che desiderate! Provate, buttatevi! Io osservo la fioritura di tanti pazienti ogni settimana e dal mio punto di vista privilegiato incoraggio voi e me: ce la possiamo fare!

Buone vacanze! 😎

 


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Buongiorno,

oggi parliamo con la dottoressa Valeria Galmacci, psicologa psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica.

In particolare, rivolgerò a Valeria domande su argomenti che affronto spesso con i pazienti.

1) LO SPILLUZZICAMENTO, PRINCIPALMENTE AL RITORNO A CASA DOPO IL LAVORO, IN ATTESA DELLA CENA. PUOI SPIEGARCI I MECCANISMI PSICOLOGICI CHE NE SONO ALLA BASE?

Certo. È però necessaria una piccola distinzione tra un comportamento alimentare chiamato “grignotage” e lo spilluzzicare prima dei pasti di cui mi parli.

Il grignotage caratterizza il comportamento alimentare di coloro che mangiano piccoli bocconi di cibo (soprattutto dolci e grassi) durante il corso della giornata in genere masticando lentamente ed apprezzando ciò che si mangia. Non è però il solo piacere del cibo ad essere implicato in questo comportamento ma, in realtà, non è infrequente riscontrare nel cosiddetto “sgranocchiatore” bassi livelli di autostima, sensazioni di malessere o sindromi legate all’umore, seppur di modesta entità.

Lo spilluzzicare prima dei pasti, invece, caratterizza il comportamento di coloro che, in genere al rientro dal lavoro e durante la preparazione dei pasti, tendono ad assaggiare spesso il cibo in cottura o già in tavola quasi avessero sempre fretta. E, in effetti, la capacità di attesa gioca un ruolo importante. Questo comportamento può essere legato a vari fattori tra cui ansia ed insoddisfazione per la giornata trascorsa. Da qui la fretta, appunto, di trovare immediata gratificazione attraverso il cibo.

2) IL MOVIMENTO. MOLTI PAZIENTI SI AUTODEFINISCONO PIGRI, INAMOVIBILI DAL DIVANO. È PROPRIO COSI’? COSA POTREBBE BLOCCARCI?

Le persone si definiscono “pigre” per molte ragioni. Vediamone alcune.

– innanzitutto, perché dietro questa auto definizione c’è spesso un vantaggio di tipo protettivo: se io comunico ai miei conoscenti, alla mia dietista o alla mia psicologa di essere una persona pigra metto, per così dire, le “mani avanti” rispetto agli obiettivi che loro (o io stesso) possono aspettarsi da me in termini di dimagrimento. In qualche modo “avviso” che sono fatto così dando per scontato che non possa esserci alternativa. Molte persone annuiscono coscienziosamente quando vengono loro spiegati i benefici dell’attività fisica spesso pensando che sarà impossibile ritagliarsi qualche minuto di camminata e raccontandosi che, in fondo, basterà regolarsi solo sul cibo.

– un’altra ragione per cui tendiamo ad impigrirci è che lo stile di vita che viviamo in questo periodo storico rende tutto troppo a portata di mano. Ciò che ci serve è ottenibile con un click sul computer o con una telefonata al call center del nostro canale di vendita preferito. Manca, quindi, la necessità di alzarsi dal divano o di uscire di casa e questo, unito alla stanchezza legata ad i ritmi lavorativi, sicuramente non aiuta.

– la poca conoscenza di sé: purtroppo molti di noi non conoscono come funziona il proprio corpo e come reagisce al movimento. Molti non hanno provato la sensazione di benessere psico/fisico che segue anche una semplice attività motoria e non sanno che l’attività fisica può alleviare lo stato di stress, non solo aiutarci a dimagrire.

In quasi dieci anni di conferenze, gruppi psico-educativi e colloqui individuali sul tema della Fame Emotiva ho conosciuto persone inizialmente definitesi “pigre” svegliarsi magicamente dal loro tranquillo letargo e provare piacere nello scoprirsi diversi da come immaginavano ovvero, molto più ATTIVI di quanto pensassero.

Cosa ci blocca quindi? La paura di non farcela, la fatica di cambiare il nostro stile di vita, la difficoltà nel pensare al movimento come a qualcosa che potrebbe anche piacerci; questo, ovviamente, finché non iniziamo!

3) INFINE, I PAZIENTI SPESSO MI CHIEDONO COME PARLARE CON TE POTREBBE AIUTARLI, VISTO CHE LORO “SI CONOSCONO GIÀ BENE” E SANNO “QUALI SONO I LORO ERRORI”. PUOI FARCI UN ESEMPIO?

Tante persone ancora si sorprendono quando spiego loro lo stretto legame che esiste tra emozioni e cibo. Molti non conoscono bene gli stati d’animo e le emozioni che li spingono a mangiare e non comprendono come un breve e mirato percorso psicologico possa essere loro di aiuto.

La parola chiave di tale percorso è “consapevolezza”. È importante che una persona diventi davvero esperta di sé per essere capace di fare cambiamenti duraturi. Molti pensano di conoscersi bene e si stupiscono quando non dimagriscono più, non riescono più a limitare gli eccessi, o quando tornano alle vecchie abitudini alimentari riacquistando il peso perduto.

In questi casi c’è da chiedersi: ma se la teoria sulle sane e buone abitudini alimentari la conosciamo tutti così bene, perché è tanto difficile metterla in pratica? Un aiuto psicologico serve a chiarire i meccanismi, spesso inconsapevoli, che sono alla base delle nostre abitudini alimentari disfunzionali ed a ridurre, quindi, la distanza tra la “teoria” che tutti conoscono e la “pratica” che pochi mettono in atto.

Le resistenze ad effettuare un ciclo di incontri Psico-Nutrizionali nascono nel momento in cui si pensa al colloquio con lo psicologo con la paura di avere qualcosa che “non va” invece che con la sana curiosità di conoscere come si funziona davvero!

Consiglio ormai da anni ad ogni persona che intenda iniziare un percorso di dimagrimento di integrare, agli incontri con la dietista, anche quelli con una psicologa esperta in Psico-Nutrizione. Questo percorso parallelo (che può consistere anche di pochi incontri) è molto utile per conoscere le ragioni, spesso di natura emotiva, che hanno condotto ad un sovrappeso e per comprendere cosa, nel proprio attuale stile di vita, renda più faticoso approcciarsi al cibo in modo corretto, sano e sereno.

Ringrazio la dottoressa Galmacci per le sue risposte e perché collabora con me anche offrendo ad ogni mio paziente due preziose consulenze psicologiche su tematiche nutrizionali gratuite che contribuiscono al successo del percorso di cambiamento dello stile di vita.


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Buongiorno,

è giunto il momento dell’annuale analisi dei risultati, in particolare dei risultati ottenuti dai miei pazienti con la mia guida nel 2018, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018.

Vale la pena dedicare due parole a chi sono io, visto che “gli altri operatori sanitari che si occupano seriamente di questa condizione patologica [obesità], hanno il dovere etico – deontologico di rendere preliminarmente trasparente qualifica e back-ground professionale”.[1] Sono una Dietista (http://www.andid.it/dietista/item/chi-e-il-dietista) e qui https://www.assaporalasalute.it/mi-presento/ trovate notizie precise sulla mia formazione.

Veniamo ai dati.

  1. Chi ha affrontato con me un percorso di modifica dello stile di vita nel 2018?
Sesso Totale
Femmine 71,4%
Maschi 28,6%

 

 Età <18 18-29 30-59 60-74 >74
Totale 3,6% 10,7% 51,2% 31,0% 3,6%

In maggioranza donne (71%), la fascia d’età più rappresentata è quella tra i 30 e i 59 anni di età.

  1. Per quale problematica si sono rivolti a me?
Normopeso Sovrappeso Obesità I grado Obesità II grado Obesità III grado
Totale 17,9% 33,3% 27,4% 14,3% 7,1%

La maggior parte dei pazienti aveva inizialmente un indice di massa corporea (IMC o BMI) (https://www.assaporalasalute.it/il-mio-peso-e-sbagliato/) compreso tra sovrappeso o obesità di primo grado (il 60% in totale). Il 18 %, invece, aveva un peso classificabile come normopeso. La maggioranza dei pazienti desiderava perdere peso.

Plaudo alla lungimiranza di coloro che, avendo visto il loro peso incrementare di 4 o 5 Kg, che nel sentire comune sembrano pochi, hanno deciso di prendere in mano la situazione e tentare di ristabilirsi sul loro peso abituale. Nonostante si sia sempre più assuefatti alla vista di persone affette da problemi di sovrappeso od obesità, non possiamo assolutamente rassegnarci: “Dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolineano che l’86% delle morti e il 75% della spesa sanitaria in Europa e in Italia sono determinate da patologie croniche, che hanno come minimo comune denominatore 4 principali fattori di rischio: fumo, abuso di alcol, scorretta alimentazione e inattività fisica. Queste ultime due condizioni sono alla base dell’allarmante e continuo aumento della prevalenza di sovrappeso e di obesità nelle popolazioni occidentali e in quelle in via di sviluppo, che ha raggiunto le proporzioni di un’inarrestabile epidemia. In Europa il sovrappeso e l’obesità sono responsabili di circa l’80% dei casi di diabete tipo 2, del 55% dei casi di ipertensione arteriosa e del 35% di casi di cardiopatia ischemica; tutto ciò si traduce in 1 milione di morti l’anno e 12 milioni di malati all’anno. La raccomandazione di ridurre il peso corporeo quando elevato è quindi cogente ed è in ultima analisi fondata sull’evidenza della relazione che lega l’obesità a una minore aspettativa di vita.”[2]

Il grassetto è mio. Con un peso che non è il nostro si vivono meno anni e si vivono peggio. Ne vale la pena?

  1. Quali risultati abbiamo ottenuto io e i miei pazienti del 2018?
BMI prima rilevazione Peso medio iniziale (Kg) Peso medio finale (Kg) Differenza %
Normopeso 60,9 59,8 -1,9%
Sovrappeso 71,6 68,1 -4,8%
Obesità I grado 88,2 83,8 -5,0%
Obesità II grado 99,1 92,4 -6,7%
Obesità III grado 115,2 108,0 -6,2%
Totale complessivo 80,8 76,8 -5,0%

Vediamo qual è l’obiettivo di calo ponderale proposto a livello di cure primarie negli Standard Italiani per la Cura dell’Obesità SIO-ADI 2016-2017:

Per un sovrappeso: 5-10% in 6 mesi

Per un’obesità di primo grado: 5-15% in 6-12 mesi

Per obesità di grado superiore: 15-20% in 12 mesi.

“Nei pazienti con una storia pregressa di frequenti insuccessi terapeutici e/o con un livello molto basso di motivazione, il trattamento da proporre è una terapia di mantenimento del peso, in attesa di poterne iniziare uno per il calo ponderale”.[3]

Per il sovrappeso e l’obesità di I grado l’obiettivo è stato raggiunto, per le obesità di grado superiore la percentuale di peso persa è circa del 7% in 6 mesi (non in 12 mesi) e, inoltre, spesso, pazienti con un grado di obesità elevato hanno purtroppo un passato segnato da vari insuccessi terapeutici, quindi già interrompere l’incremento ponderale è una riuscita, perdere più del 6% del peso rafforza la loro autostima ed è da considerarsi un successo.

Controllo numero: 0 1 2 3 4 5 6 8
Concluso 9,4% 15,6% 18,8% 18,8% 9,4% 21,9% 6,3% 0,0%

 

 Mesi dalla prima visita 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Concluso 9% 9% 25% 6% 13% 3% 16% 6% 6% 3% 3%

Per quanto riguarda il tempo impiegato, ci sono due picchi: coloro che hanno concluso il percorso dopo due mesi dalla prima visita, quindi al secondo o al terzo incontro di monitoraggio ed erano coloro che partivano da un normopeso o da un leggero sovrappeso, e coloro che hanno concluso dopo sei mesi dalla prima visita al quinto incontro di monitoraggio.

Come vedete, quindi, ci sono risultati ottimi, raggiunti in tempi accettabili, seguendo regimi dietetici ispirati ai principi tradizionali della Dieta Mediterranea.

“Va da sé che il riferimento alle Linee Guida per una Sana Alimentazione, presenti nel nostro Paese, come in tutti i Paesi con un Sistema Sanitario avanzato, ed ispirate ai principi tradizionali della Dieta Mediterranea, rappresenta un indispensabile e non eludibile punto di riferimento. Altri tipi di formulazioni dietetiche, talora esasperate, come: dieta ipoglucidica (ipo/normo-calorica), ipolipidica (ipo/normocalorica), iperproteica etc. vanno considerate con legittimo scetticismo clinico in quanto capaci di agire sulla perdita di peso (ma non specificamente la perdita di grasso corporeo) nel breve periodo di inizio della dieta (in genere le prime 4 settimane) ma sono di scarsa efficacia (se si considera la esclusiva perdita di tessuto adiposo) e dubbia sicurezza sia a breve che a lungo termine.”[4]

  1. Tutti i pazienti sono riusciti a concludere il percorso?
 Fase del percorso Totale
Concluso 38,1%
In corso 27,4%
Ritirato 34,5%

 

 Fase del percorso in rapporto all’età <18 18-29 30-59 60-74 >74 Totale
Concluso 3,1% 15,6% 31,3% 43,8% 6,3% 100,0%
In corso 4,3% 13,0% 56,5% 21,7% 4,3% 100,0%
Ritirato 3,4% 3,4% 69,0% 24,1% 0,0% 100,0%

No, circa il 34% dei pazienti ha interrotto il percorso. Di questi la maggioranza, il 69%, aveva un’età compresa tra i 30 e i 59 anni. Per percorso interrotto intendo che un paziente ha annullato l’appuntamento concordato senza prenotarne uno nuovo, quindi è mancato un incontro conclusivo in cui evidenziare quali azioni da lui compiute sono risultate efficaci nel cambiare gli eventi della propria vita, nello specifico il suo stile motorio e alimentare, e in cui interpretare i possibili insuccessi per trasformarli in momenti di apprendimento. Presumibilmente questi pazienti riacquisteranno il peso perduto.

La maggioranza dei pazienti che nel 2018 sono arrivati a concludere il percorso aveva un’età compresa tra i 60 e i 74 anni. Possiamo tentare una spiegazione del perché? “I candidati alla perdita di peso sono coloro che decidono di perdere peso per motivi precisi, non stanno vivendo eventi particolarmente stressanti, non hanno patologie mediche o psichiatriche che possano in qualche modo impedire una perdita di peso, che desiderano dedicare il tempo necessario al cambiamento del loro stile di vita.”[5]

Ho evidenziato in grassetto due requisiti che molto spesso mancano nella fascia di età dai 30 ai 59 anni: conciliare lavoro, famiglia (con figli piccoli e magari genitori da accudire), relazioni sociali spesso risulta essere stressante e assorbire tutto il tempo della giornata e credo che questo sia il motivo principale della maggiore percentuale di pazienti ritirati in quella fascia di età.

  1. Al di là del sacrificio, qual è stato il costo economico del perdere peso scegliendo me come Dietista?

Tirando brutalmente le somme degli ultimi due anni (2017 e 2018) in totale i miei pazienti hanno perso 398,2 Kg in 316 incontri di monitoraggio, quindi perdere 1 Kg, considerando anche la prima visita di valutazione nutrizionale e la seconda di spiegazione del piano nutrizionale, è costato ai miei pazienti 32€.

Non penso si possa attribuire un valore alla salute, ma se si potesse, sarebbe senz’altro molto superiore.

Concludendo: sapete chi sono, come lavoro e quali sono i risultati. Non vi rimane che prenotare un appuntamento! 😉

 

 

 

Note:

[1] Standard Italiani per la Cura dell’Obesità SIO-ADI 2016-2017, pag.13

[2] Ibidem, pag.11

[3] Ibidem, pag. 270

[4] Ibidem, pag. 54

[5] Ibidem, pag.74


Dott.ssa Erika Rossi
20 febbraio 2019
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Buongiorno!

Eccoci arrivati alla fine di febbraio. Possiamo lanciarci in un primo bilancio: a che punto siamo con la realizzazione dei buoni propositi che avevamo formulato per il 2019?

Approfondiamo i buoni propositi relativi all’attività fisica, parlandone con un esperto: Jacopo Massaro Dottore Magistrale in Scienze e Tecniche dello Sport presso l’Università degli Studi dell’Aquila, preparatore atletico e personal trainer.

Jacopo, nel caso ancora non avessimo iniziato a svolgere un’attività fisica, come puoi motivarci a farla? Perché muoversi è importante?

Mia madre ha quasi 65 anni e, a differenza di mio padre, è una persona molto attiva: in base al periodo dell’anno e alle condizioni meteorologiche sceglie se andare in piscina a nuotare, in bicicletta, a farsi una corsetta oppure in palestra.

Quali sono le sue motivazioni? Sicuramente voglia di vedersi meglio nello specchio nonostante l’avanzare dell’età; la necessità di evadere dalla routine giornaliera che la costringe a stare in ufficio 8 ore al giorno a cui si collega il bisogno di contrastare la vita eccessivamente sedentaria della nostra epoca e che, purtroppo, andrà sempre più affermandosi.

Alle motivazioni sopra citate possiamo aggiungere che, non nel caso di mia madre, molte persone considerano i ritagli di tempo dedicati all’attività fisica come dei veri e propri momenti di aggregazione: vedo spesso gruppi di runners di ogni età e anche al calare del sole correre sul lungo Bisenzio con le torcine di segnalazione. Sono occasioni per fare nuove conoscenze e stare in compagnia, il che ha, al di la dell’aspetto motorio, una grande rilevanza sul benessere psicofisico.

Scegliete, inoltre, un’attività oppure un gruppo di attività che vi siano di gradimento: perché devo correre/camminare se non mi piace, perché soffrire?

Quanto detto può essere adattato ad ogni età e ad ogni condizione di allenamento ma, senza ombra di dubbi, la decisione di intraprendere un nuovo percorso, seguito o no da un professionista, in solitudine come piace a mia madre oppure in compagnia come preferisco io, deve partire da NOI: siamo noi in primis a doverci alzare dal computer e lasciare lo smartphone a casa, senza vergognarci o preoccuparci dei giudizi degli altri.

“L’esercizio fisico ha un profondo effetto sull’espressione di una parte sostanziale del nostro genoma. L’inattività fisica sta diventando un importante problema di salute pubblica in tutto il mondo e l’esercizio fisico, sicuramente non può invertire il processo di invecchiamento, ma attenua i suoi effetti deleteri sistemici e cellulari. “

(Garatachea et al. “Exercise Attenuates the Major Hallmarks of Aging” REJUVENATION RESEARCH, Volume 18, Number 1, 2015.)

Una domanda che mi pongono spesso i pazienti è: «Ho deciso, andrò a camminare. Quanto devo camminare?». Tu cosa risponderesti?

Ritengo che il camminare sia troppo spesso sopravvalutato. Spesso ci si sofferma sul QUANTO, senza considerare il COME: camminare 2 ore ad una frequenza cardiaca inferiore ai 135 bpm (battiti per minuto) ha una influenza relativamente bassa sul sistema cardio vascolare e sul consumo di calorie. Tuttavia, all’università ci facevano anche notare che camminare a 6 km/h ha un consumo calorico superiore al correre alla stessa velocità. Cosa significa? Va bene camminare, va bene farlo in compagnia, tuttavia sarebbe l’ideale restringere il margine di tempo, ovvero il volume e concentrarsi sulla velocità, tenendo in considerazione la frequenza cardiaca. Al giorno d’oggi bastano 20€ per acquistare un cardio frequenzimetro più che valido.
Sconsiglio vivamente di camminare sull’asfalto ma preferire sentieri sterrati, di campagna e di collina, che abbiano anche variazioni di pendenza. Sul Google store c’è una bellissima app, Ranger View, nella quale sono segnati tutti i sentieri d’Europa, proprio come Google Map per le strade. Valutate quindi il soft trekking come valida alternativa alla semplice camminata.

Un suggerimento che mi piace dare è: non fossilizzatevi su una sola opzione ma costruitevi un menù di possibilità, proprio come mia madre che, se il tempo è bello prende la bici, se nevica, come spesso accade in Abruzzo in inverno, arriva a piedi in palestra.

Hai detto “Andare a piedi”?

Già… in aggiunta a tutti i discorsi sull’attività fisica, dobbiamo valutare seriamente l’idea di muoverci più spesso, quando è possibile, usando le nostre gambe: portare due buste della spesa (equamente distribuite) per 2, 3 piani di scale coinvolge una gran parte della muscolatura degli arti inferiori e della schiena, apportando un beneficio posturale.

Un’altra domanda gettonatissima dai miei pazienti riguarda la famigerata pancia. Ci sono esercizi che puoi consigliarci per tonificare l’addome?

Nel mondo del fitness si dice: “gli addominali si fanno a tavola”. La “pancia” altro non è che un deposito di adipe situato davanti la parete addominale. Tuttavia, in aggiunta ad una dieta equilibrata un ottimo esercizio per migliorare la core-stability è il plank nelle sue mille variazioni che lavorano sui muscoli trasverso, trasverso profondo, obliqui e obliqui profondi. Nell’ultimo periodo si prediligono gli esercizi in trattenuta piuttosto che quelli classici come il crunch, il sit up etc. Un esercizio abbastanza difficile, ma che tanto mi piace, è il get up.

Ragionando oltre la settorializzazione per favorire una riduzione dell’adipe sottocutaneo sono consigliabili esercizi full body, ovvero che coinvolgano grandi porzioni della nostra muscolatura, possibilmente a corpo libero (che è diverso da peso del corpo), prediligendo esercizi come kettlebell, bilancieri, manubri ed evitando, quando possibile, macchinari isotonici.

Una metodologia che adotto nel 90% dei casi sono i circuiti che prevedano in sequenza:

– 1 esercizio per l’upper-body (es. press con manubri);

– 1 esercizio per la core-stability (es. plank a braccia distese);

– 1 esercizio per gli arti inferiori (es. box squat);

In questa sequenza il sangue si addensa inizialmente sulla muscolatura del distretto toraco-appendicolare per poi essere spinto nella zona addominale ed infine negli arti inferiori. Ne consegue che, oltre al lavoro della muscolatura interessata, vi è anche un importante lavoro del sistema cardio-circolatorio nel muovere il sangue da un distretto all’altro, migliorando quindi l’efficacia del sistema stesso e con un po’ di tempo anche dell’efficienza.

Jacopo, ti ringrazio per le tue risposte chiare e precise. Puoi indicarci come contattarti per poter avere maggiori informazioni o per prenotare un appuntamento con te?

Quanto detto è frutto dell’esperienza che ho maturato e dagli studi che ho effettuato e che, tutt’oggi, porto avanti spingo dalla “motivazione” di voler scoprire e sperimentare cose nuove e confermare quanto già si ha.
Potete contattarmi sulla mia pagina FB privata Jacopo Massaro, quella ufficiale Jacopo Massaro Persona Trainer oppure su WePersonal Trainer. Inoltre sono attivo anche su Instagram e Google Business.


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Buongiorno!

Il 4 gennaio sono entrata negli spogliatoi della palestra e una delle signore che frequentano insieme a me stava facendo un sondaggio sugli auguri: vi infastidisce o meno ricevere ancora auguri di buon anno il 4 gennaio, quando l’anno è iniziato da ben 4 giorni? 😕

Considerando che un anno è composto da 365 giorni, secondo me gli auguri sono graditi almeno… per i primi 90 giorni! 😉

Quindi, inizio la serie degli articoli del 2019 con un augurio: che possiamo scegliere, coltivare e acquisire una buona abitudine. Una soltanto, magari piccola.

Se, per esempio, abbiamo l’abitudine di mangiare sul divano dopo cena o di rimandare la camminata, proviamo a fare qualcosa di diverso: scegliere una sera a settimana in cui sul divano lavoreremo all’uncinetto (per fare un esempio…) e quindi non mangeremo, oppure, una sera a settimana in cui non staremo proprio sul divano, ma usciremo!

Rimandiamo sempre la camminata? Prendiamo l’abitudine, i giorni in cui vorremmo camminare, di indossare le scarpe da ginnastica o di portarle con noi. È un inizio, piccolo. Ma senza inizio, non può esserci svolgimento.

Iniziamo gradualmente, da un impegno che ci sembra piccolo, fattibile, alla nostra portata. Non sarà facile perché non siamo abituati a farlo.

Usiamo la forza di volontà per costruire una buona abitudine, non disperdiamola su molti complicati propositi e soprattutto non investiamola su propositi che inizino col “non”, cioè per imporci una privazione! È importante scegliere, perché la forza di volontà è una riserva che si consuma, come si consuma una batteria, perciò cerchiamo di impegnarla per prendere una buona semplice abitudine. Una. Il resto verrà da sé. Per esempio:

  • fare un esercizio di allungamento muscolare al risveglio;
  • offrirsi di portare fuori il cane per una passeggiata un dopo cena a settimana;
  • camminare in pausa pranzo una volta a settimana;
  • bere un bicchiere pieno di acqua a metà mattina;
  • rinunciare all’auto un giorno a settimana ed usare i piedi o la bicicletta;
  • mangiare un frutto a colazione;
  • …

💡 Piccoli cambiamenti fanno una grande differenza nel lungo periodo.

Buon 2019! 😀


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Buongiorno! 🙂

“Vivere per lavorare o lavorare per vivere…” cantava Lo Stato Sociale a Sanremo qualche mese fa. Questo verso mi è tornato in mente ascoltando l’ondata dei nuovi pazienti che la fine delle vacanze, con tutti i buoni propositi che ne conseguono, ha portato con sé.

Oggi vorrei parlare proprio di come il lavoro che svolgiamo influenzi il nostro modo di mangiare.

Non vi ho mai taciuto che un percorso di cambiamento del peso che abbia successo, cioè alla cui conclusione il peso rimanga stabile, richiede impegno e, quindi, sacrificio. Per tutti, di ogni età, sesso e stato lavorativo.

Alcuni lavori, però, sembra che presentino più difficoltà di altri. Come ripeto sempre ai miei pazienti, però, per tutto c’è un rimedio. Almeno in campo dietetico! 😉

 

Propongo due casi con nomi di fantasia. Il primo è Giuseppe che svolge un lavoro itinerante, che lo costringe a mangiare sempre fuori casa, in zone diverse, il secondo è il caso di Maria che sta quasi tutto il giorno a casa per accudire due bambini piccoli.

Giuseppe lamenta di non avere orari fissi per il pranzo e di non sapere mai dove pranzerà, quindi di non poter organizzare il pasto.

Parlando, scopriamo che, in realtà, esiste la possibilità di organizzare l’agenda in modo che il pranzo sia sempre tra le 13 e le 13.30.

Inoltre, anche non potendo o volendo cucinarsi qualcosa a casa, è sempre possibile fare delle scelte salutari anche pranzando fuori, anzi, ci sono sempre più locali che offrono opzioni salutari. Nel caso di Giuseppe, potrà scegliersi un primo e abbinarci delle verdure, valutando bene la ricchezza del condimento del primo piatto e regolando di conseguenza l’olio che utilizzerà sulle verdure, che chiederà di avere scondite. Concluderà con una coppetta di macedonia o un frutto; se il locale non prevede proprio frutta, Giuseppe avrà sempre con sé un frutto “di emergenza”.

Ciliegina sulla torta, Giuseppe riesce a tornare a casa per le 18.30 massimo e la moglie rincasa circa due ore dopo. Due ore per rilassarsi con l’attività fisica preferita dopo la giornata trascorsa tra auto e riunioni!

💡 Quindi, se il lavoro vi costringe ad essere itineranti, non demordete: potrete non organizzarvi ugualmente bene tutti i giorni, ma la perfezione non è di questo mondo e un buon compromesso è possibile!

 

Maria, invece, ha due figli, una bimba di quattro anni e una di due anni. Il marito per lavoro pranza fuori, mentre cena a casa. La difficoltà che espone Maria è quella di essere tentata dalle leccornie che vede tutto il giorno attorno a sé e che, spesso, spilluzzica.

Prima osservazione: avere bambini piccoli non deve essere un alibi per fare scorte di biscotti, gelati, merendine… Anzi, Maria deve diventare consapevole e orgogliosa del suo importante ruolo di educatrice, anche in ambito alimentare. Quindi, la prima strategia è quella di eliminare le tentazioni.

La seconda è quella di stabilire degli orari e dei luoghi in cui fare uno spuntino programmato: ad esempio, alle 10.30, in cucina, a tavola apparecchiata, seduta, mangerò una fetta di pane con un po’ di olio.

E per l’attività fisica? Dopo pranzo il figlio piccolo dorme per circa due ore, mentre la figlia maggiore è ancora all’asilo. Ecco un buon momento per fare esercizi seguendo applicazioni o video, oppure pedalare un po’ su una cyclette leggendo.

💡 Quindi, passate molta della vostra giornata tra le quattro mura domestiche? Nessun problema! Pianificate gli spuntini e fate scorta soltanto di opzioni alimentari salutari!

 

Questi sono solo due esempi, trattati brevemente. Il messaggio che vorrei che rimanesse è che non c’è nessun lavoro che sia un impedimento insormontabile a uno stile di vita che vi faccia stare meglio. Non dubitatene! 😀


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Buongiorno! 🙂

Avevo già iniziato a scrivere un articolo sulle etichette degli alimenti, quando mi sono resa conto che avvicinandosi la primavera si ha forse il desiderio di una lettura… meno tecnica.

Per le etichette aspettiamo aprile!

Non so quanti di voi abbiano familiarità con alcuni racconti biblici. Ve ne riassumo in breve uno* (non me ne vogliano teologi e biblisti!): un capo di un esercito, un uomo rispettato e potente, Naamàn, è malato di lebbra. Il suo sovrano lo invia in Israele dal profeta Eliseo affinché lo guarisca. Naamàn, con tutto il suo imponente seguito di servi e ricchezze, arriva da Eliseo che gli invia un messaggero per dirgli di bagnarsi sette volte nel fiume Giordano per guarire. Naamàn si sdegna e si adira.  Grazie anche all’intervento dei suoi servi, decide poi di provare il rimedio suggerito e guarisce.

Perché ho riportato questo brano? Perché molte volte io e anche i miei pazienti siamo come Naamàn: se la soluzione è semplice non la vogliamo. Anzi! Certo chi ce la propone è un incompetente, uno che non sa fare il proprio lavoro.

Perché? Penso che ci siano vari motivi, per esempio “il mio problema per me è importante, quindi si merita una soluzione complessa, spettacolare” o ancora, come una paziente particolarmente acuta ha sottolineato: “seguendo quello che mi hai detto ho risolto il mio problema, ma ci sono rimasta male, perché vuol dire che la responsabilità di stare bene è mia”. Wow! Che riflessione!

Veniamo a qualche esempio pratico, sperimentato con i pazienti. Ne ho selezionati tre, ma ce ne sono molti altri. Sottolineo che le soluzioni semplici di cui parlo, non sono semplicistiche, superficiali, hanno ovviamente tutte una prova scientifica alla base, altrimenti non le proporrei.

Primo esempio. Paziente che lamenta irregolarità intestinale con tendenza alla stipsi. Visto che consuma già una buona quantità di fibra, la incoraggio ad aumentare il consumo di acqua. Scetticismo. Non al primo incontro successivo, ma al secondo mi comunica che ha provato e… ha risolto! Ed è la paziente a cui devo la brillante riflessione su riportata.

Quindi, tenendo presente che ognuno ha una propria regolarità intestinale, una buona quantità di fibra, una buona quantità di acqua e una buona quantità di attività fisica sono una garanzia di conservare questa regolarità.

Secondo esempio. Paziente che lamenta stanchezza, mancanza di energia. Gli esami biochimici sono a posto, il medico non ha riscontrato patologie. Informo la paziente che, oltre a bere circa 2 litri di acqua distribuita nella giornata (l’acqua ha molte proprietà! https://www.assaporalasalute.it/non-perdiamoci-in-un-bicchier-dacqua/), consumare tre porzioni di frutta e due porzioni di verdura al giorno potrebbe aiutarla, visto che frutta e verdura contengono, tra l’altro, antiossidanti (vitamina C, carotenoidi, composti fenolici, tocoferoli) e minerali (selenio e zinco). Al primo incontro di monitoraggio, la paziente è radiosa: confessa che non ci avrebbe creduto, ma davvero consumando regolarmente frutta e verdura (e seguendo uno stile di vita sano) si sente più energica e vitale!

Quindi: consumiamo quotidianamente 5 porzioni tra frutta e verdura, variamo la qualità, scegliamo prodotti freschi e di stagione!

Terzo esempio. Paziente che svolge un lavoro mentale tutto il giorno, anche per più di otto ore. Lamenta di perdere la concentrazione, di fare fatica ad ascoltare. Il medico non ha riscontrato patologie. Al mattino consuma una piccola colazione e a pranzo evita accuratamente pane e pasta. Le propongo un pranzo che includa pane e pasta nelle giuste quantità. Ovviamente è scettica perché teme che non dimagrirà e non vede il collegamento tra il pane e la pasta e la sua difficoltà di concentrazione. Conclusione: quando la incontro di nuovo, con meraviglia mi racconta che da quando mangia pane o pasta a pranzo il pomeriggio riesce a svolgere il suo lavoro molto meglio! Confessa che non se lo aspettava proprio.

Quindi: tutti i macronutrienti, carboidrati (https://www.assaporalasalute.it/i-carboidrati-questi-sconosciuti/), lipidi e proteine, sono importanti per noi nelle giuste proporzioni. Non eliminate niente, affidatevi a personale qualificato.

 

Non servono rimedi spettacolari per continuare a stare bene, servono buone abitudini giornaliere!

E quando non si sta bene… serve il medico! Nessuna figura strana o fai da te basato su internet.

 

Buona primavera e buona Pasqua a tutti! 😎

 

*2Re 5, 1 – 15a


Dott.ssa Erika Rossi
20 dicembre 2017
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Buongiorno! 😊
Oggi parliamo di… coraggio.

Sentiamo una voce autorevole dei primi anni del 1800: “… ci vuole coraggio sia a prevenire l’obesità, sia a guarirne.” *

E leggiamo il vocabolario on line della Treccani alla voce coraggio: “Forza d’animo nel sopportare con serenità e rassegnazione dolori fisici o morali, nell’affrontare con decisione un pericolo, nel dire o fare cosa che importi rischio o sacrificio (…)”.

Non si può negare che intraprendere un percorso di dimagrimento richieda sacrificio. Sono necessari dei cambiamenti nell’alimentazione e nello stile di vita in generale che, almeno all’inizio, richiedono un grande impegno.

Allora qui vorrei lodare il coraggio di tanti miei pazienti, facendo solo alcuni esempi.

Il coraggio di chi:

  • tutte le mattine ha deciso di alzarsi mezz’ora prima per fare esercizio;
  • tutti i giorni cucina innumerevoli piatti diversi, perché non è riuscito a convincere la famiglia a seguirlo nel suo cambiamento o perché i vari membri della famiglia mangiano ad orari diversi;
  • nonostante sia finita una relazione, e si trovi quindi in un periodo emotivamente difficile, è deciso comunque ad impegnarsi per uno stile di vita più sano;
  • è riuscito a dire basta alla mamma che continuava ad offrire cibo in quantità da sfamare un esercito;
  • ha inserito due sere dopo cena una camminata sul tappeto meccanico perché proprio di più al momento non può fare;
  • non si è smarrito durante un buffet, ma è riuscito ad avere consapevolezza delle sue scelte;
  • ha comprato il contapassi e registra fedelmente i progressi;
  • ha imparato a leggere le etichette e a scegliere di conseguenza;
  • vuole migliorare il suo stile alimentare per aiutare i figli a non avere problemi col peso;
  • ogni giorno cucina un piatto diverso, sano e bello, senza cedere mai alla routine;
  • resiste allo spuntino dopo cena sul divano;
  • ha scoperto che andare in bicicletta gli piace e fa bene, anche all’ambiente;
  • si sforza di cucinare ogni giorno, anche se vive da solo;
  • sgarra (ai pazienti piace molto questo termine), ma poi recupera, più determinato di prima;
  • ha iniziato a camminare e ha scoperto che può fare a meno dell’auto quasi sempre;
  • di fronte a un inaspettato problema di salute di un genitore, ha comunque deciso di trovare il tempo e la forza per portare avanti il cambiamento del proprio stile di vita, perché ha acquisito la consapevolezza che solo stando bene potrà aiutare gli altri;
  • trova sempre il modo di fare attività fisica: si è rotto il tapis roulant? Sale le scale 50 volte al giorno! Fa troppo freddo per camminare fuori? Corre in casa!
  • alle cene organizzate in cui ognuno porta qualcosa, è andato controcorrente e ha portato verdura e frutta per tutti.

Davvero, complimenti a tutti voi! E auguri di cuore un Natale ricco di soddisfazione:

buon Natale, pazienti coraggiosi! 😀

 

*Brillat-Savarin J.A., Fisiologia del gusto o meditazioni di gastronomia trascendente, Slow Food Editore, 2008.


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Buon pomeriggio! 🙂

Oggi parliamo di quali sono le premesse perché un percorso di perdita di peso abbia un buon esito.

Mi sono imbattuta in questo pensiero che vi riporto:

“La volontà si rapporta alla chiara conoscenza del fine, all’onesta decisione e a un certo allenamento. Fintanto che un uomo cade nell’errore di credere che ogni tentativo per giungere a una determinata meta è destinato a priori a fallire, non potrà mai compiere alcunché di buono per sé: anche solo per il fatto che non smentisce volentieri se stesso.” *

Dunque,

  1. chiara conoscenza del fine;
  2. onesta decisione;
  3. certo allenamento.

Declinando queste indicazioni in relazione al percorso di cambiamento dello stile di vita, risulta quindi fondamentale che si abbia chiaro il proprio fine: pesare 70 Kg? Perdere 5 Kg? Avere una circonferenza vita inferiore? Migliorare i valori delle analisi sanguigne? Tornare ad indossare i jeans di 10 anni fa? Etc. etc. Vale anche la pena di domandarsi perché abbiamo proprio questo obiettivo.

Dopodiché si deve decidere con onestà di iniziare un percorso, che certo richiederà impegno. Decidere con onestà significa che si immagina che ci saranno dei cambiamenti da fare e che si è pronti ad impegnarsi per farli, senza scuse.

A questo proposito, ecco una lista degli alibi più frequenti: ho un peso eccessivo per colpa…

  • della genetica: non mangio niente eppure ingrasso;
  • di motivi psicologici: sono costretto a mangiare a mezzanotte, altrimenti non mi addormenterò mai;
  • di questioni sociali: in casa non cucino io e non posso decidere, oppure il lavoro mi costringe alla sedentarietà e a un’alimentazione scorretta.

C’è del vero, visto che l’obesità è definita come una patologia ad eziologia multifattoriale, quindi il patrimonio genetico del soggetto, la psicologia dell’individuo, la società in cui il malato vive sono tutte possibili cause dell’obesità. Ma non possiamo scordarci che le nostre decisioni contano e possiamo allenare la nostra volontà.

Infatti, il terzo punto è proprio un certo allenamento. Come ci si allena per raggiungere un risultato sportivo? Con costanza, regolarità e tanto impegno. Allo stesso modo ci si allena per conseguire un risultato in termini di cambiamento dello stile di vita.

Queste sono le premesse perché la volontà ci sostenga in tutto il percorso di cambiamento e anche dopo.

Ricordatevi comunque che non siete soli e il professionista, medico o dietista, che avete scelto per  guidarvi nel percorso, vi aiuterà.

 

 

* Frankl V.E., Logoterapia e analisi esistenziale, Morcelliana, Brescia 2005.


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Buongiorno! 🙂

È giunta l’ora delle tanto agognate vacanze.

Alcuni andranno al mare, altri in montagna, altri in crociera, altri ancora in viaggio, alcuni rimarranno a godersi in tranquillità la propria casa e la città un po’ meno caotica.

Che possiamo dire di vacanze e alimentazione? In vacanza si ingrassa? In vacanza si dimagrisce? Sicuramente saranno state fatte delle statistiche. Nel mio studio si alternano pazienti preoccupati perché durante le vacanze hanno sempre preso peso (“Che vuole, almeno 3 Kg! In 15 giorni steso sul lettino da mattino a sera!”) a pazienti sicuri che a settembre porteranno un ottimo risultato in termini di dimagrimento (“Al mare sono sempre dimagrito, mi toglie l’appetito. E poi nuotare, camminare sulla spiaggia… In 15 giorni di solito ho sempre perso sui 3 Kg!”).

Vacanza deriva dal verbo latino vacare: essere libero, stare in ozio, essere libero per.

Allora durante queste vacanze, stacchiamo la mente il più possibile dagli affanni quotidiani, riposiamo e cerchiamo di stare un po’ bene con noi. Abbiamo del tempo libero per prenderci cura di noi. Che lusso!

Assaggiamo (masticando con calma) le pietanze nuove che troviamo nel luogo dove siamo, e ascoltiamoci: appena siamo sazi, giù la forchetta! Quando siamo oberati dal cibo, non stiamo bene.

Stiamo sdraiati sul lettino, e ascoltiamoci: sentiamo che i nostri muscoli provati da un inverno di scarso utilizzo, sono contenti di camminare, correre, ballare, nuotare, senza strafare rischiando di infortunarsi.

Condividiamo i pasti con la nostra famiglia, finalmente potremo stare insieme colazione, pranzo e cena. Spengiamo la TV e ascoltiamoci.

Recuperiamo le ore di sonno della cui mancanza ci siamo tanto lamentati durante l’inverno.

Insomma, attività fisica piacevole e regolare, mangiare con moderazione solo quando si ha fame, convivialità e riposo. E torneremo carichi e non di Kg in più! 😉


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